Lavoro, sette aziende su dieci cercano profili introvabili: il gap delle competenze frena la ripresa
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Redazione Economia
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Il nuovo anno si apre per il tessuto imprenditorale italiano con un’impasse che, ormai da tempo, ne condiziona le potenzialità di crescita: la difficoltà nel reperire i profili professionali richiesti dal mercato. Stando ai dati diffusi dalla nuova edizione del rapporto “Talent Shortage” di ManpowerGroup, ben il 70% delle aziende dichiara di non riuscire a trovare le figure di cui ha bisogno. Una percentuale che, seppur in calo rispetto al 78% registrato dodici mesi fa, continua a rappresentare un ostacolo strutturale per la competitività del sistema produttivo. L’indagine, condotta su un campione di oltre 39mila datori di lavoro distribuiti in 41 Paesi, fotografa l’evoluzione di un mismatch che, lungi dall’essere un fenomeno transitorio, si sta consolidando come una variabile strategica con cui fare i conti.
Il peso del disallineamento sulle imprese
La mancata corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro qualificato non si traduce più in un semplice allarme congiunturale, ma in un freno tangibile allo sviluppo. È quanto emerso nel corso della tavola rotonda “PMI: il ruolo strategico delle competenze”, tenutasi presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano. Luciana Ciceri, presidente di A.P.I., ha sottolineato come questo fenomeno comprometta la produttività, rallenti i processi innovativi e, di riflesso, determini un progressivo depauperamento del territorio. A soffrirne maggiormente, in questo contesto, è la manifattura: un comparto dove la ricerca di operai specializzati, tecnici e ingegneri si scontra spesso con una disponibilità numerica insufficiente sul mercato.
Un’analisi globale per un fenomeno locale
Il dato italiano, sebbene allineato con le tendenze internazionali, rivela peculiarità legate alla struttura produttiva del Paese, fortemente ancorata alle piccole e medie imprese. Il rapporto di ManpowerGroup, che analizza le strategie messe in campo dai datori di lavoro per arginare il problema, evidenzia come la carenza di talenti sia ormai un’eccezione diffusa trasversalmente, dalla logistica all’information technology, passando per i mestieri artigianali. Le aziende, di fronte a questa difficoltà, si trovano costrette a rivedere le proprie politiche di recruitment, sebbene le soluzioni adottate risultino spesso ancora frammentarie e non sempre in grado di colmare il divario in tempi brevi.
La sfida della formazione e la dinamica dei salari
Al centro del dibattito, sollevato anche durante l’incontro milanese, vi è la necessità di ripensare il collegamento tra sistema formativo e mondo del lavoro. Il disallineamento, infatti, non riguarda solo la quantità di lavoratori disponibili, ma anche la qualità e la tipologia delle competenze possedute. Nei settori più avanzati tecnologicamente, come l’automazione industriale e la transizione energetica, la richiesta di profili ibridi – capaci di unire competenze tecniche tradizionali a nuove alfabetizzazioni digitali – supera di gran lunga l’offerta. Una situazione che, secondo le analisi, contribuisce a generare un circolo vizioso in cui la produttività stenta a decollare e il territorio perde progressivamente attrattività, proprio mentre le imprese faticano a completare i loro piani di investimento.




