Pro Recco, il sogno europeo si infrange all’ultima sponda: Barceloneta vince 17-16
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La dodicesima Coppa dei Campioni, quella che avrebbe impreziosito ulteriormente una bacheca già stracolma di successi, dovrà attendere ancora. A spuntarla, sul filo di un singolo, dolorosissimo gol di scarto, sono stati gli spagnoli del Barceloneta, capaci di imporre la propria legge nella finale della Len Champions League disputatasi a Malta.
Per i catalani, che già avevano alzato il trofeo nel lontano 2014, si tratta della seconda affermazione continentale nella loro storia, un trionfo costruito con pazienza e cinismo nei momenti cruciali di una partita che sembrava ormai indirizzata verso la Liguria.
Un'illusione di controllo nel cuore della gara
La formazione guidata dal tecnico croato Sandro Sukno, reduce dalla straripante vittoria in semifinale contro l'Olympiacos, ha impostato la sfida con la giusta determinazione, costruendo una manovra offensiva di altissimo livello. L’efficacia in superiorità numerica, nel corso dei primi due tempi, aveva del clamoroso: otto tentativi e altrettanti gol realizzati, una perfezione statistica che spingeva la Pro Recco sul 10-7 e, subito dopo, sull’11-8.
Sembrava, in quel frangente, che la corazzata italiana potesse gestire il vantaggio e controllare gli impeti dei rivali; Iocchi Gratta e Condemi, entrambi autori di una tripletta personale, insieme al capitano Di Fulvio (due reti), rappresentavano le punte più affilate di un attacco che metteva in seria difficoltà la retroguardia iberica.
Tuttavia, là dove la Pro Recco allentava la presa, il Barceloneta – che può contare su elementi italiani come Alessandro Velotto e Gonzalo Echenique – ha trovato le energie per risalire la corrente. L’inerzia del match, fluida e instabile come l’acqua della vasca maltese, è cambiata radicalmente nel corso dell’ultimo quarto, quando la stanchezza e la pressione hanno iniziato a farsi sentire sugli schienali dei liguri.
Le occasioni non sfruttate e quei particolari dettagli che trasformano una rimonta in impresa hanno permesso agli spagnoli di restare aggrappati al punteggio, annullando ogni tentativo di allungo decisivo da parte di Sukno.
L'epilogo beffardo e la gestione degli episodi
Se la prima metà di gara era stata caratterizzata da un ritmo forsennato e da un susseguirsi di prodezze in serie, il finale si è trasformato in una guerra di nervi. Il Barceloneta, trascinato dalle triplette di Biel Lara e Burian, è stato più lucido nella gestione dei possessi decisivi, colpendo nei momenti in cui la difesa della Pro Recco appariva meno concentrata.
Non è bastato a evitare la sconfitta nemmeno l’estremo gesto atletico del portiere Nicosia, che nel corso della gara si è reso protagonista di due interventi su altrettanti rigori calciati da Sanahuja, dimostrando una reattività fuori dal comune.
Per la società biancoceleste, che solo dodici mesi fa aveva dovuto digerire l’amaro sapore della finale persa contro il Ferencvaros, questa nuova battuta d’arresto rappresenta una ferita che richiederà tempo per rimarginarsi. Sul fronte giudiziario o di inchiesta non emergono aspetti di rilievo legati all’evento, trattandosi esclusivamente di una disfatta sportiva maturata nell’arco di trentadue minuti effettivi di gioco.
La squadra di Sukno, nonostante il possesso di una rosa profondissima e teoricamente superiore, ha pagato a caro prezzo un calo di tensione nel quarto parziale; dall’altra parte, il Barceloneta ha invece celebrato la conquista del secondo titolo europeo, confermando la propria capacità di esaltarsi nelle competizioni che contano.




