Lo stop di Anthropic a Fable 5 e Mythos 5 accende l’allarme Ue sulla sovranità tecnologica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La decisione, inaspettata anche per i diretti interessati, è arrivata nella tarda serata di venerdì: una lettera del governo americano, citando motivi di sicurezza nazionale, imponeva ad Anthropic di sospendere l’accesso dei cittadini stranieri ai suoi due modelli di intelligenza artificiale più avanzati, Fable 5 e Mythos 5.

L’azienda, fondata da ex membri di OpenAI, non ha avuto altra scelta che disabilitare completamente l’accesso a questi sistemi per tutti i clienti, pur sostenendo che il provvedimento si basi su quello che considera un “equivoco” relativo a un potenziale metodo di bypass delle protezioni. La portata dell’ordine è tale da colpire persino i dipendenti stranieri della stessa azienda, un dettaglio che ne evidenzia la natura radicale e che ha spinto Bruxelles a prendere immediatamente posizione.

La reazione della Commissione europea e il piano d’azione

Non è passata nemmeno un’intera giornata prima che dalla Commissione europea arrivasse una replica netta, seppur misurata nei toni. Un portavoce dell’esecutivo comunitario, analizzando la vicenda, ha sottolineato come questa mossa unilaterale “sottolinei ulteriormente la necessità di sovranità tecnologica dell’Europa”, un concetto, quest’ultimo, che diventa sempre più centrale nelle agende politiche del continente.

Al di là della retorica, Bruxelles ha inoltre ricordato come le leggi vigenti in materia di cybersecurity e intelligenza artificiale rappresentino già una base solida su cui costruire una difesa autonoma contro le minacce informatiche potenziate dall’IA. Allo stesso tempo, i funzionari hanno confermato di aver avviato discussioni con gli alleati per affrontare questi rischi e hanno ribadito l’intenzione di presentare a breve un “piano di azione complessivo” dedicato proprio al binomio sicurezza informatica e intelligenza artificiale.

Tra reazioni politiche e il rischio di una dipendenza strutturale

Se a Bruxelles prevale ancora un certo pragmatismo istituzionale, a Parigi e Londra il tono è decisamente più acceso. L’ex ministro dell’Interno francese e candidato alle presidenziali, commentando sui social network il veto di Washington, ha parlato apertamente di “sveglia” per l’Europa, sostenendo che una nazione dipendente da terzi per la propria tecnologia è una nazione che rischia di essere “disconnessa dall’oggi al domani”.

Della stessa idea è l’ex premier Édouard Philippe, il quale ha paragonato l’IA a un’infrastruttura critica al pari dell’elettricità o di Internet; un’infrastruttura, precisa Philippe, “i cui modelli e la cui potenza di calcolo non controlliamo” rischia di diventare una preda nelle mani di altri.

Anche oltremanica, l’ex ministro delle Forze Armate britannico ha portato l’esempio concreto di ricercatori e ospedali del Regno Unito che stavano testando quei modelli e che ora si sono trovati con il cerino in mano, un aneddoto che restituisce la dimensione pratica di una dipendenza troppo a lungo sottovalutata.

L’analisi: un “bagno di realtà” per il Vecchio continente

Il vero nocciolo della questione, come emerge dalla maggior parte dei commenti politici, risiede nella vulnerabilità strutturale che questo episodio ha messo tragicamente in luce. L’ordine esecutivo firmato dal presidente Trump ormai più di un anno fa, che aveva istituito un quadro per il vaglio dei rischi dei sistemi IA più avanzati, si è trasformato in uno strumento di politica estera che penalizza duramente chi non possiede una propria alternativa tecnologica.

Le reazioni, al di là degli schieramenti, convergono su un punto: l’illusione di un accesso illimitato alle tecnologie statunitensi è definitivamente crollata. Che si tratti di richiedere un’accelerazione degli investimenti in startup come Mistral AI, o di invocare un generale “riarmo della potenza tecnologica”, il messaggio che arriva dalle capitali europee è sorprendentemente unitario. Non si tratta più solo di concorrenza commerciale, avvertono gli analisti, ma di capacità di difesa nazionale, un ambito in cui la delega a terzi non è più ammissibile.

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