L’allarme di Elderson (Bce) sull’Ai “Mythos”: le banche europee si preparino alla rivoluzione informatica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si tratta, almeno secondo le valutazioni espresse dall’esponente dell’Eurotower, di un’evoluzione marginale o di un aggiornamento tecnologico tra tanti, bensì di una cesura netta destinata a ridisegnare completamente le difese – e di conseguenza le vulnerabilità – del sistema creditizio del Vecchio Continente. Frank Elderson, membro dell’Executive Board e vicepresidente del Supervisory Board della Bce, ha voluto usare un termine preciso, “rivoluzione”, riferendosi a Claude Mythos, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic che, per la sua pericolosità potenziale, è stato rilasciato in via sperimentale soltanto a un gruppo ristretto di grandi aziende statunitensi. E proprio questa limitazione nell’accesso, unita alla potenza di fuoco dello strumento, ha innescato il meccanismo di allerta tra i regolatori europei, i quali temono che gli istituti di credito si trovino esposti a una minaccia asimmetrica contro cui, al momento, non possono difendersi ad armi pari.

Il "game-changer" che accelera gli attacchi

Per comprendere la natura del problema, occorre analizzare le tre caratteristiche che, a detta di Elderson, rendono Mythos un unicum nel panorama della sicurezza informatica. Innanzitutto, l’intelligenza artificiale è in grado di individuare e sfruttare autonomamente le vulnerabilità, operando a una velocità e su una scala di gran lunga superiori a quelle raggiunte finora dagli strumenti tradizionali. In secondo luogo, il sistema possiede la capacità di combinare rapidamente falle apparentemente minori – quelle che solitamente i sistemisti tendono a trascurare o a rimandare – trasformandole in attacchi seri e strutturati; operazioni che, in un contesto precedente, richiedevano settimane di lavoro da parte di team specializzati. Da ultimo, e questo è forse l’aspetto più inquietante per gli addetti ai lavori, la macchina sa decodificare le patch di sicurezza quasi in tempo reale, convertendo le correzioni in nuove piste per condurre attacchi che prima richiedevano lunghi periodi di pianificazione. In sostanza, ciò che ieri imponeva un lavoro certosino di settimane, oggi può essere compiuto nel giro di poche ore o addirittura meno, accelerando i tempi della cronaca nera informatica senza lasciare scampo ai sistemi di difesa tradizionali.

L’esclusione tecnologica e l’urgenza di agire

L’elemento che complica ulteriormente il quadro, gettando ombre lunghe sulla resilienza operativa degli istituti europei, è l’impossibilità materiale di accedere a questa tecnologia. Mentre le grandi banche statunitensi – si pensi ai colossi di Wall Street – si stanno affrettando a correggere le migliaia di falle segnalate proprio da Mythos durante i test, e mentre il Giappone si appresta a ottenere le credenziali per utilizzarlo, l’Europa resta esclusa da questo gioco strategico. Elderson, tuttavia, è stato chiaro nel respingere al mittente qualsiasi giustificazione basata su questa disparità di trattamento: la mancanza di accesso non può trasformarsi in una scusa per l’inerzia. Anzi, proprio questa esclusione rende ancora più cruciale l’azione immediata. Le banche dell’eurozona non possono permettersi di attendere che il divario tecnologico si colmi da solo; devono invece raddoppiare gli sforzi per identificare le vulnerabilità, anche quelle ritenute secondarie, utilizzando gli strumenti di intelligenza artificiale già presenti sul mercato. L’invito del banchiere centrale è a rovesciare la logica della manutenzione informatica: le falle un tempo considerate minori, e dunque corrette solo a intervalli lunghi, devono essere trattate con la stessa urgenza riservata alle crisi sistemiche.

L’adeguamento della resilienza operativa

Non basta, però, una solida situazione finanziaria per scongiurare il pericolo. Elderson ha ricordato che, in un contesto dove la frequenza e la sofisticazione degli attacchi sono in costante aumento, la mera solidità patrimoniale diventa un fattore secondario se l’architettura digitale crolla sotto i colpi di avversari potenziati dall’intelligenza artificiale. Per questo, gli istituti sono chiamati a una revisione profonda dei piani di resilienza operativa, aggiornandoli per far fronte a una maggiore probabilità di interruzioni gravi e a effetto domino. C’è poi il rischio, evidenziato dallo stesso vicepresidente della Vigilanza, che a essere colpite non siano direttamente le banche, ma le infrastrutture critiche da cui queste dipendono (fornitori terzi, reti energetiche o di telecomunicazione), con conseguenze a catena sulla loro operatività quotidiana. Si delinea così un panorama inedito per la vigilanza europea, dove la sfida non è più solo quella di tamponare le falle esistenti, ma di anticipare le mosse di un nemico che, grazie a Mythos e ai suoi successori, impara e si evolve a una velocità prima sconosciuta, spingendo i regolatori a correre ai ripari pur nella consapevolezza di operare con un arsenale, per ora, incompleto.

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