Schiavi d’Abruzzo e il resto del centro Italia, tra neve record e il peso delle bollette
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Redazione Interno
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Svegliarsi il primo aprile con cumuli di neve alti fino a due metri potrebbe sembrare uno scherzo da pesce d’aprile, ma per i 614 abitanti di Schiavi d’Abruzzo, piccolo comune del Chietino incastonato a 1.172 metri di altitudine, non lo è. Succede davvero, e senza stupore, perché da queste parti la neve – anche quando è abbondante – non è vissuta come un’emergenza ma come una consuetudine, quasi una parte integrante del paesaggio domestico. La si affronta con la stessa naturalezza con cui, altrove, si prende la metropolitana nelle ore di punta. E così, passeggiando tra i vicoli del paese avvolti in una coltre bianca che inghiotte strade e piazze, si incontrano cittadini che si muovono con sorprendente nonchalance, vanno al lavoro, fanno commissioni, come se nulla fosse.
A confermare questa singolare resilienza è il sindaco, Luciano Piluso, che raggiunge il municipio per attivare il Centro operativo comunale quasi come se fosse un normale giorno di ordinaria amministrazione. Poco distante, Nicola Fiorito, dipendente comunale di 58 anni, pala in mano, combatte la sua battaglia quotidiana contro la neve per liberare l’ingresso della farmacia, garantendone l’apertura per la consegna dei medicinali in attesa che la farmacista, rallentata dalle strade bloccate, possa sopraggiungere. La vera emergenza, però, non è quella che si vede. Il primo cittadino, rieletto per sette volte e sindaco da oltre trent’anni, è chiaro: “Non ci spaventa una nevicata di due metri. Siamo molto più preoccupati per il costo del riscaldamento. Senza piagnistei chiediamo sgravi: a differenza di altri, i termosifoni qui restano accesi anche oltre otto mesi l’anno. Quella sì che è un’emergenza”.
L’Abruzzo sommerso dal ciclone Erminio
Il maltempo che ha colpito il centro-sud, alimentato dal ciclone Erminio con aria fredda di origine polare marittima, non ha risparmiato altre località, dipingendo scenari quasi irreali a primavera inoltrata. A Passolanciano, località a 1.300 metri sulla Maiella, la neve ha raggiunto i due metri di altezza, arrivando a lambire i primi piani degli edifici, con altalene e alberi quasi scomparsi nel bianco e gli accessi alle case completamente ostruiti. Più a nord, sul Gran Sasso, immagini impressionanti sono arrivate dalla stazione a monte della funivia di Campo Imperatore, località sciistica frequentatissima anche dai romani, dove una bufera di neve ha investito l’altopiano, ricordando che l’inverno, nonostante il calendario, non ha ancora chiuso i battenti.
Lo “scherzo” della natura nei borghi e sulle montagne
La neve a sorpresa nel cuore della primavera ha regalato uno scenario fiabesco – ma non privo di disagi – anche ad altri borghi dell’interno. A Campo di Giove, Roccaraso e Scanno, le immagini delle nevicate stanno rimbalzando sui social: auto sommerse, balconi ricoperti e persino il celebre lago di Scanno che appare completamente imbiancato. Si tratta di un colpo di coda dell’inverno che arriva dopo una stagione sciistica segnata, paradossalmente, proprio dalla mancanza di precipitazioni. E mentre la Protezione Civile ha diramato allerta rossa per rischio idrogeologico e valanghe in diverse zone del Gran Sasso e della Maiella, la popolazione locale dimostra ancora una volta di possedere quella che Francesco Bottone, giornalista e direttore della testata locale ecoaltomolise.net, definisce “la vera resilienza”, fatta di gesti semplici: “prendersi il tempo per farsi strada nella neve, raggiungere il negozio di alimentari – che sai già troverai aperto – comprare un chilo di pane, ancora a buon prezzo, un pacco di pasta, scambiare due parole ricordando le nevicate storiche e poi tornare a casa”.




