La Nasa cambia rotta sulla Luna: addio al Gateway, 20 miliardi per una base permanente
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’ente spaziale americano, nel corso dell’evento “Ignition” tenutosi ieri presso la propria sede centrale a Washington, ha ufficialmente ridisegnato i contorni del programma Artemis, abbandonando – o meglio, sospendendo nella sua forma attuale – il progetto della stazione orbitale Lunar Gateway per concentrare risorse e competenze su un obiettivo considerato ora più strategico: la costruzione di una base stabile sulla superficie lunare. Jared Isaacman, amministratore dell’agenzia, ha comunicato la svolta con un linguaggio che lascia poco spazio a interpretazioni, annunciando un piano dal valore di venti miliardi di dollari destinato a finanziare, nell’arco dei prossimi sette anni, una presenza umana continuativa sul nostro satellite naturale, un traguardo che si pone in netta discontinuità con la logica delle missioni “una tantum” che aveva caratterizzato persino le fasi più recenti del programma.
Dal concetto di “porto orbitale” alla priorità della superficie
La decisione di mettere in pausa il Gateway, concepito inizialmente come avamposto orbitale e punto di transito per gli equipaggi diretti al suolo, rappresenta un cambio di paradigma sostanziale. L’infrastruttura, che vedeva coinvolte agenzie partner come l’Esa, la Jaxa e l’Asi in un complesso mosaico di contributi tecnologici, viene dunque ridimensionata nella sua funzione primaria; Isaacman ha tuttavia precisato che alcune componenti già sviluppate per il progetto originale potranno essere riconvertite e utilizzate per supportare gli obiettivi della nuova architettura, cercando di non disperdere del tutto gli investimenti già effettuati. Questa scelta, maturata in un contesto di accelerazione impressa dalla nuova amministrazione statunitense, mira a rispondere a una logica di efficienza operativa: invece di costruire una “porta” orbitale, si punta a mettere subito piede, e rimanerci, con infrastrutture direttamente sul terreno.
Una tabella di marcia fitta e una cadenza annuale
L’architettura del nuovo piano, come illustrata durante l’evento, si articola in fasi progressive che intendono superare l’approccio episodico delle missioni Apollo. A partire dal 2027, secondo il cronoprogramma diffuso dalla Nasa, si punta a effettuare almeno un allunaggio con equipaggio ogni anno, con l’obiettivo di incrementare ulteriormente la frequenza nelle fasi successive fino a raggiungere, idealmente, una cadenza quasi mensile. Le prime tappe del percorso vedranno la messa in opera di lander robotici, veicoli per la mobilità degli astronauti e sistemi per la produzione di energia, elementi considerati propedeutici alla successiva installazione di infrastrutture semi-abitabili. Sarà solo con l’ultima fase, quella che prevede il trasporto di moduli abitativi di grandi dimensioni, che si potrà parlare di una base permanente in grado di sostenere una presenza umana continuativa, superando le sfide legate alle radiazioni e alle temperature estreme.
Il contesto industriale e le implicazioni per i partner
La riorganizzazione del programma comporta inevitabilmente una riconsiderazione degli accordi industriali e internazionali in essere. L’amministratore Isaacman, nominato durante l’attuale presidenza di Donald Trump, ha sottolineato la necessità di introdurre maggiore disciplina nei contratti, avvertendo che saranno prese “azioni scomode” nei confronti dei contractor che non dovessero rispettare le tempistiche o i costi preventivati. Parallelamente, si lavora per coinvolgere i partner internazionali in questa nuova visione: sebbene il ruolo di alcune agenzie, come quella europea o giapponese, debba essere rinegoziato alla luce della cancellazione del Gateway, l’obiettivo è quello di trovare nuovi spazi di collaborazione, ad esempio attraverso la fornitura di habitat pressurizzati o veicoli logistici. La Nasa, in sostanza, intende accelerare il passo, abbandonando le lentezze burocratiche per rispondere a quella che viene percepita come una rinnovata urgenza strategica nella nuova corsa allo spazio.




