L’uomo sulla Luna, la Nasa rincorre Mosca e Pechino: tempi e fasi del progetto russo-cinese “ILRS”
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La missione Artemis II, in partenza tra poche ore, segna il primo tentativo – dal lontano 1972 – di riportare degli esseri umani nelle vicinanze del nostro satellite. Eppure, a guardare il quadro completo, non si tratta che di un singolo tassello. Perché l’obiettivo dichiarato, quello che la Nasa ha ribadito con forza prima della scadenza del mandato del presidente Trump, è ben più ambizioso: costruire una base permanente che consenta la vita dell’uomo sull’asteroide. Un annuncio che, di fatto, ha dato il via a una rincorsa serrata verso il già noto progetto congiunto di Russia e Cina, ovvero la Stazione Internazionale di Ricerca Lunare, nota come “ILRS”.
La scommessa americana e la frenata su Gateway
Il 24 marzo scorso, l’agenzia spaziale statunitense ha comunicato una decisione destinata a far discutere: mettere in pausa il programma Gateway «nella sua forma attuale». Al suo posto, il baricentro si sposterà verso una base lunare fatta di infrastrutture di superficie, hardware riutilizzabile e missioni più frequenti. Nella stessa comunicazione, la Nasa ha aggiunto che la fase di presenza umana di lunga durata includerà anche l’MPH dell’ASI, l’agenzia spaziale italiana. Ed è proprio lì, in quel dettaglio tecnico, che un programma smette di sembrare una tabella industriale e torna a essere ciò che è sempre stato: una decisione politica – con ricadute industriali gigantesche – che coinvolge direttamente il nostro paese.
Le fasi del progetto: piccoli lander e tecnologie sperimentali
A dirigere il programma è Carlos Garcia-Galan della Nasa, e il suo piano è stato esposto senza troppi giri di parole. La base lunare non sorgerà da un giorno all’altro, ma verrà costruita in fasi successive. Da qui al 2028, l’ente spaziale statunitense invierà dei piccoli lander; questi serviranno a dimostrare che l’allunaggio è affidabile e, allo stesso tempo, a sperimentare nuove tecnologie – quelle che serviranno per vivere lì in modo permanente. Non si tratta, dunque, di un semplice ritorno simbolico, ma di un vero e proprio cantiere orbitale, le cui fondamenta vengono già gettate con Artemis II, III e IV.
La rincorsa tra Mosca, Pechino e Cape Canaveral
Proprio mentre la Nasa rilancia, sullo sfondo si staglia il progetto “ILRS” di Russia e Cina. Una stazione internazionale di ricerca lunare, già annunciata da tempo, che ora diventa il termine di paragone obbligato. La rincorsa, insomma, è apertamente dichiarata: da una parte gli Stati Uniti con la loro base permanente entro la fine dell’attuale presidenza Trump, dall’altra il duo russo-cinese che non ha mai interrotto i propri piani. E in mezzo c’è l’Italia, con il suo MPH citato espressamente nel documento Nasa, e con l’industria nazionale che si trova ora a dover navigare a vista – tra una pausa su Gateway e un nuovo accento sulle infrastrutture di superficie. La Luna, insomma, torna a essere un banco di prova geopolitico prima ancora che tecnologico.




