Aeroporti di Venezia e Treviso, razionato il carburante: la guerra in Iran blocca lo stretto di Hormuz

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è un’aria insolitamente tesa, fatta di controlli più rigidi e comunicazioni asciutte, nei due scali veneziani e in quello di Treviso, dove da qualche giorno i rifornimenti di carburante per aerei viaggiano a singhiozzo. L’annuncio, giunto da uno dei principali fornitori del settore, Air Bp Italia, ha tradotto in numeri e priorità operative quella che fino a settimana scorsa era soltanto una voce circolata tra i comandanti: le scorte di cherosene, complice il blocco dello stretto di Hormuz conseguente alla guerra in Iran, non sono più garantite nella consueta abbondanza. Così, fino al 9 aprile, si procederà a razioni controllate, con la precauzione – ne hanno dato conto fonti aeroportuali – di servire prima i voli ambulanza, quelli di Stato e i collegamenti la cui durata supera le tre ore. Gli altri, compresi i charter e le low cost che popolano gli scali della terraferma veneta, dovranno fare i conti con un’erogazione contingentata.

L’allarme tra i viaggiatori e la risposta di Save: voli garantiti, ma senza illusioni

Non è mancato, naturalmente, un principio di agitazione tra i passeggeri, molti dei quali – magari in procinto di organizzare la partenza per le vacanze pasquali – hanno temuto il ripetersi di scene già viste in passati periodi di crisi. A tranquillizzare, per ora, è la società Save che gestisce gli aeroporti Marco Polo di Venezia e Antonio Canova di Treviso: «I voli sono garantiti», hanno assicurato i portavoce, invitando a non abbandonarsi ad allarmismi. Un invito, però, che cozza con i moniti pesanti lanciati dagli stessi fornitori di carburante, i quali non nascondono l’assenza di una data certa per il ritorno alla normalità. Le navi cisterna non passano più dallo Stretto, hanno spiegato gli addetti ai lavori, e le riserve accumulate nei depositi italiani – già messe a dura prova dall’aumento dei consumi post-pandemici – non sono infinite. Il contingentamento, dunque, è una misura di emergenza, non una provocazione.

Di Palma (Enac): «Ne parlavo da tempo, servono più stoccaggi di cherosene»

A sorprendersi, in realtà, è solo chi non aveva ascoltato le parole di Pierluigi Di Palma, presidente dell’Enac, l’ente che vigila sulla sicurezza nei cieli italiani. In un’intervista rilasciata a Repubblica, lo stesso Di Palma aveva anticipato il nodo cruciale: «Da tempo lavoro perché nuovi e importanti investimenti aumentino le riserve di cherosene nei nostri aeroporti». Un’ammissione, la sua, che suona adesso come una conferma indiretta di quanto la filiera fosse già fragile prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente. La crescita del traffico aereo, spiegano i tecnici, non è stata accompagnata da un parallelo potenziamento dei depositi; e ora, con le rotte marittime del Golfo interrotte, quel ritardo si trasforma in una criticità immediata. I quattro scali toccati dalle limitazioni – Venezia, Treviso, Bologna e Milano Linate – sono solo i primi della lista.

Il prezzo del Brent vola a 120 dollari e Bruxelles invita al risparmio nei trasporti

C’è poi l’altra faccia della crisi, quella che riguarda i costi di chi il biglietto lo compra. Il petrolio ha ripreso a correre: il Brent, che un mese fa oscillava attorno ai 70 dollari al barile, ha toccato picchi di 120 dollari, alimentando la speculazione sui futuri rincari dei biglietti aerei. E se da un lato gli operatori cercano di non scaricare subito l’intero aumento sul passeggero, dall’altro non nascondono che senza una soluzione rapida per lo Stretto di Hormuz – dal 9 aprile, fanno sapere, è attesa in Europa l’ultima nave cisterna partita prima del blocco – i tagli ai voli diventeranno inevitabili. A Bruxelles, il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha già invitato i Paesi membri a «considerare la promozione di misure di risparmio, con particolare attenzione al settore dei trasporti». Una raccomandazione, quest’ultima, che suona come un campanello d’allarme per un comparto – quello dell’aviazione civile – tradizionalmente avvezzo ai consumi intensivi e poco incline alla moderazione.

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