La fiamma olimpica accende le Dolomiti, tra Cagnotto e Messner

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il viaggio della fiamma olimpica per i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, dopo aver percorso l’Italia, ha toccato il cuore delle Alpi, vivendo in Alto Adige una tappa ricca di simboli e di paesaggi. La cinquantunesima frazione del suo percorso ha infatti unito, in un itinerario volutamente spettacolare, l’orgoglio sportivo regionale alla maestosa cornice dolomitica, mentre una nevicata tardiva ma provvidenziale imbiancava i comprensori in attesa dell’evento. Il primo tedoforo sul territorio altoatesino è stato il trevigiano Matteo Donner, il quale ha condotto il simbolo olimpico attraverso il centro di Dobbiaco su una carrozza tradizionale, accompagnato dalle tre sorelle del biathlon azzurro Nathalie, Saskia e Stephanie Santer, in un passaggio che ha voluto sottolineare il profondo legame tra quelle valli e lo sport invernale. La torcia, successivamente, ha fatto tappa anche ad Anterselva, località che dall’8 al 21 febbraio prossimi diventerà il teatro delle gare di biathlon, dove verranno assegnate le medaglie in una delle discipline più seguite.

Il passaggio nei luoghi delle gare

Il tour ha poi proseguito il suo cammino, toccando anche il comprensorio di Ponte di Legno Tonale, il quale ha definito “un allineamento perfetto di eventi naturali” la concomitanza tra l’arrivo della fiamma e il ritorno della neve dopo settimane di attesa, una circostanza che ha imbiancato i cento chilometri di piste proprio in vista dell’evento di venerdì 30 gennaio. L’atmosfera è stata ulteriormente arricchita dalla comparsa dell’aurora boreale, un fenomeno raro a quelle latitudini, che ha offerto uno sfondo ancor più magico al passaggio del simbolo sportivo più prestigioso al mondo, creando uno scenario quasi surreale tra le cime innevate.

I tedofori d'eccezione in Campo di Corones

Il momento più atteso della giornata altoatesina si è però consumato a Plan de Corones, dove la fiaccola è stata affidata a due figure di straordinario rilievo, le cui imprese travalicano i confini dello sport per entrare nella leggenda. A riceverla per primo è stato Reinhold Messner, l’alpinista esploratore noto in tutto il globo come il “Re degli Ottomila” per le sue pionieristiche ascensioni senza ossigeno supplementare, un uomo che incarna il rapporto viscerale tra l’essere umano e la montagna. La sua presenza, carica di significato, ha rappresentato un ponte ideale tra l’epica delle sfide estreme e lo spirito olimpico di fratellanza e competizione leale.

L'accensione del braciere a Bolzano

In serata, il percorso si è concluso nel cuore del capoluogo, a Bolzano, dove l’onore di accendere il braciere nella centralissima piazza Walther è stato riservato a un’altra icona dello sport nazionale, la tuffatrice Tania Cagnotto. La campionessa, originaria proprio di Bolzano e medagliata olimpica, ha quindi chiuso una giornata memorabile, portando simbolicamente il fuoco che alimenterà i Giochi fino al 2026 tra la sua gente, in una piazza gremita che ha festeggiato l’avvenimento. L’intera tappa, dal lago di Dobbiaco alle vette del Corones fino alla città, ha saputo così fondere, con una regia attenta, la grandiosità della natura alpina con le storie personali di atleti e leggende, anticipando quell’atmosfera di festa e sport che pervaderà l’intera regione nei prossimi mesi di avvicinamento alla manifestazione.

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