Mondraker lancia la Zendit, la prima e-mtb con motore Avinox e un progetto interamente nuovo
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Se c’è un marchio che, negli ultimi anni, ha saputo interpretare con coerenza l’evoluzione delle mountain bike a pedalata assistita, quello è Mondraker. E con la nuova Zendit, il brand spagnolo compie un passo che, per quanto atteso, segna un vero e proprio spartiacque nella propria offerta. Perché questa non è una semplice evoluzione della nota Crafty, con cui condivide la vocazione enduro, né una variante più accessoria di altri modelli di punta. No, qui si parte da un foglio bianco. La Zendit, presentata ufficialmente nelle scorse ore, rappresenta la prima e-mtb del marchio a essere sviluppata interamente intorno al sistema di assistenza Avinox, un’integrazione così profonda da aver richiesto una piattaforma inedita, progettata da zero per rispondere alle esigenze del segmento più aggressivo e tecnico del fuoristrada elettrico.
Il risultato è una e-enduro che, pur mantenendo un’impronta estetica riconoscibile – e in parte ispirata alla pulizia formale della Neat –, stravolge le logiche costruttive viste finora. Il tubo obliquo, per esempio, diventa più sottile nonostante ospiti al suo interno una batteria da 800 Wh, stavolta non estraibile, a sottolineare quanto l’architettura del telaio sia stata ripensata per accogliere la drive unit senza compromessi. È una scelta che parla chiaro: integrazione totale, senza lasciare spazio a soluzioni ibride o adattamenti di strutture preesistenti. E a suggellare questo approccio ci pensa anche la ciclistica, con una configurazione cosiddetta “mullet” – ruota posteriore da 27,5 pollici e anteriore da 29 –, 165 mm di escursione al retrotreno e 170 mm all’anteriore, numeri che la collocano senza incertezze nel novero delle e-mtb da enduro più votate alla discesa.
Una cinematica evoluta e un telaio full carbon per assecondare il nuovo motore
Ma è sotto la superficie che si gioca la partita più importante. Perché l’adozione del sistema Avinox non è stata una scelta puramente tecnica o commerciale: ha influenzato la geometria, la distribuzione dei pesi e, in misura determinante, la cinematica delle sospensioni. Mondraker ha fatto ricorso alla propria esperienza maturata in oltre un decennio di sviluppo nel settore delle e-mtb, affinando il concetto di “Zero Suspension” per adattarlo alle caratteristiche specifiche del nuovo motore. Ne consegue un comportamento dinamico che, secondo le prime indicazioni fornite dall’azienda, punta a coniugare l’efficienza in salita – spesso il tallone d’Achille di bici con queste ambizioni – con una compostezza in discesa che rasenta quella di una downhill pura. Le regolazioni di geometria, già viste su altri modelli della gamma, restano presenti, ma è il lavoro complessivo di messa a punto a fare la differenza, tanto da far parlare i tecnici di una piattaforma pensata per ridefinire le prestazioni nel segmento.
La scelta del carbonio per l’intero telaio non sorprende, considerando il posizionamento del modello. Tre gli allestimenti previsti, con prezzi che coprono una forbice compresa tra 8.499 e 12.499 euro: una fascia alta che riflette la complessità del progetto e la cura dedicata all’integrazione di ogni singolo componente. Non si tratta, insomma, di un’operazione di marketing su un modello già noto, ma di un investimento tecnologico che Mondraker mette in campo forte del know-how racing acquisito con il proprio team Factory Racing, un contributo non secondario nello sviluppo di una bici destinata a confrontarsi con i percorsi più impegnativi.
L’eredità della Crafty e l’ispirazione della Neat in un progetto da zero
Nel posizionarla all’interno della gamma, l’azienda spagnola è stata chiara: la Zendit affianca la Crafty senza sostituirla, ma con un’identità più marcata e una vocazione ancora più estrema. Se la Crafty rappresenta da anni il riferimento per chi cerca versatilità tra salite lunghe e discese tecniche, la nuova arrivata spinge l’acceleratore sulla componente adrenalinica, forte di una ciclistica e di un bilanciamento pensati per chi non vuole compromessi. Eppure, come accennato, c’è anche un’eredità stilistica che arriva dalla Neat, il modello che aveva introdotto un concetto di pulizia visiva e leggerezza formale: il tubo obliquo più snello, il serbatoio integrato senza soluzione di continuità, la scomparsa di elementi sporgenti ne sono il riflesso più evidente.
Il tutto senza dimenticare l’aspetto pratico: la batteria da 800 Wh, pur non essendo estraibile, garantisce un’autonomia pensata per lunghe uscite senza la necessità di ricariche intermedie, e l’integrazione con il sistema Avinox promette una gestione dell’erogazione fluida e reattiva. Un aspetto, quest’ultimo, su cui il marchio ha lavorato a stretto contatto con gli ingegneri del sistema di assistenza, per ottenere una sinergia che andasse oltre la semplice installazione di un motore in un telaio esistente. È forse questo il punto di forza meno evidente ma più strategico dell’operazione: la Zendit non nasce come una Crafty con un motore diverso, ma come una bici il cui DNA è stato plasmato attorno a quella specifica unità, con benefici in termini di rigidità, baricentro e comportamento su qualsiasi terreno.
Tre allestimenti per una gamma che alza l’asticella dell’enduro elettrico
Le versioni disponibili, tre per l’esattezza, coprono un ventaglio di specifiche che va dalla dotazione performante ma ragionevole fino alla configurazione top di gamma, dove ogni componente è stato scelto per non lasciare spazio a compromessi. I prezzi, compresi tra gli 8.499 e i 12.499 euro, la collocano di diritto tra le e-mtb più costose del segmento, ma anche tra quelle tecnicamente più avanzate. E se il mercato degli ultimi anni ha dimostrato una certa attenzione verso soluzioni sempre più specialistiche, è probabile che la Zendit trovi il suo pubblico proprio tra quegli appassionati che cercano in una e-mtb non solo assistenza, ma un vero e proprio prolungamento delle proprie capacità in sella, specialmente nei contesti più estremi.
Con questa mossa, Mondraker non si limita ad aggiornare un catalogo: rilancia le regole del gioco nell’enduro elettrico, dimostrando come l’evoluzione in questo settore passi ancora attraverso la capacità di ripensare l’intero sistema piuttosto che limarsi i dettagli di modelli già consolidati. E se la Crafty rimarrà probabilmente la scelta più razionale per molti, la Zendit si candida a diventare la bici di chi cerca il massimo, senza mediazioni. Il fatto che il progetto sia nato e maturato con il contributo diretto del team racing suggerisce poi un’attenzione particolare alla validazione sul campo, un dettaglio non secondario quando si parla di bici pensate per l’uso più duro e tecnico.




