L'Italia studia una tassa da 2 euro sui pacchi di Shein e Temu

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre a Bruxelles si attende, non senza un certo dibattito, una decisione sulla proposta tassa comunitaria per le importazioni di valore inferiore ai 150 euro, il governo italiano sta valutando di anticipare i tempi e di inserire nella prossima manovra finanziaria un prelievo autonomo. L'obiettivo, che traspare con chiarezza dalle intenzioni della maggioranza, è quello di regolamentare l'arrivo in Italia dei pacchi a basso costo, i quali, provenendo da Paesi extracomunitari, godono attualmente di una franchigia doganale. Una situazione che ha permesso a colossi dell'e-commerce cinese, come Shein e Temu, di crescere in modo esponenziale sul mercato italiano, offrendo prodotti a prezzi estremamente contenuti e con volumi di spedizione elevatissimi.

I dettagli della misura in esame

La misura su cui si sta concentrando il lavoro governativo prevede l'introduzione di un prelievo fisso da due euro, applicabile a tutte le spedizioni leggere, fino a un peso massimo di due chili, che hanno origine al di fuori dei confini dell'Unione europea. Questa imposta, sebbene apparentemente modesta per il singolo acquirente, andrebbe a incidere in maniera significativa sui modelli di business di quelle piattaforme che basano la propria fortuna proprio sulla vendita di un numero sterminato di articoli low-cost, i quali, spesso, hanno un valore unitario paragonabile o addirittura inferiore all'ipotetica tassa stessa.

Le ragioni di una scelta protezionistica

La mossa, che si inserisce in un più ampio giro di vite contro le importazioni massicce dall'estero, è dettata dalla necessità di tutelare un comparto, quello della moda e del tessile, che rappresenta una delle eccellenze del made in Italy e che negli ultimi tempi sta vivendo una fase di grande difficoltà. La concorrenza sleale, fondata su prezzi che non rispecchiano i costi di produzione e di sostenibilità ambientale tipici delle aziende europee, è vista come una minaccia diretta alla sopravvivenza di molte imprese nazionali. L'introduzione del dazio, pertanto, non è concepita come una mera entrata fiscale, bensì come uno strumento di riequilibrio per un mercato considerato distorto.

Il contesto europeo e le tempistiche

L'Unione europea, dal canto suo, ha avviato un proprio percorso normativo per affrontare il fenomeno dell'“ultra fast fashion” e per applicare, entro il 2028, dazi più stringenti sui milioni di pacchi che ogni giorno, carichi di abiti e altri beni a prezzi stracciati, giungono principalmente dall'Oriente. Tuttavia, i tempi comunitari, come spesso accade, sono più lunghi e articolati. L'Italia, spinta dall'urgenza di fornire risposte immediate a un'industria in crisi, sembra quindi intenzionata a procedere in solitaria, o quantomeno ad anticipare le mosse di Bruxelles, utilizzando gli strumenti fiscali a sua disposizione nell'ambito della legge di bilancio.

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