L’odissea dei passeggeri sulla ferrovia adriatica, tra binari allagati e ottocento viaggiatori fermi ad Ancona
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Redazione Interno
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L’acqua, si sa, non rispetta orari né calendari, e ieri ne abbiamo avuto l’ennesima prova lungo la dorsale adriatica. Mentre l’Italia si preparava a uno degli esodi pasquali più complessi degli ultimi anni – complici le festività imminenti e la voglia di molti di tornare al Sud – il maltempo ha deciso di mettersi di traverso, letteralmente. A farne le spese, come spesso accade in questi frangenti, è stata la circolazione ferroviaria, e con essa gli oltre ottocento viaggiatori che, nel cuore della notte, si sono ritrovati spettatori di un copione già visto ma non per questo meno frustrante.
Il nodo critico, stando ai rapporti di chi opera sui binari, è rappresentato dall’esondazione del fiume Osento in Abruzzo. Un corso d’acqua apparentemente minore, che con le sue piene ha messo in ginocchio un tratto nevralgico della linea: quello tra Fossacesia e Porto di Vasto. È qui, tra le acque che hanno invaso i binari, che il servizio si è letteralmente spezzato. Nella notte tra mercoledì e giovedì, i treni diretti verso la Puglia sono stati fermati, e l’unica soluzione praticabile è stata quella di far scendere i passeggeri proprio ad Ancona, il capoluogo marchigiano trasformato suo malgrado in un gigantesco parcheggio umano.
Un’interruzione che dura da oltre ventiquattr’ore
Il blocco non è stato un fulmine a ciel sereno, se è vero che già dal pomeriggio di mercoledì 1 aprile la situazione era critica. L’esondazione dell’Osento ha reso impraticabile la tratta, e per molte ore non si è vista alcuna soluzione strutturale. Diversa, invece, la sorte toccata al corridoio interno, quello che collega Foggia a Caserta. Lì, grazie all’intervento dei tecnici di Rete Ferroviaria Italiana, la circolazione è ripresa nella tarda serata di ieri: il fiume Cervaro, esondato nei pressi di Bovino, ha creato disagi ma non paralisi totale. Sull’Adriatica, però, il copione è rimasto fermo a un doloroso ancora in alto.
Bus al posto dei treni, ma la viabilità stradale non dà tregua
Per provare a tamponare l’emergenza, Rfi ha attivato un servizio sostitutivo con autobus. Un’idea sulla carta ragionevole, che nella pratica si scontra con un ostacolo non da poco: le stesse piogge che hanno gonfiato i fiumi hanno reso molte strade impervie, e la percorribilità è tutta da verificare. I collegamenti tra Abruzzo e Puglia, insomma, esistono solo sulla carta, mentre nella realtà dei fatti i passeggeri si trovano a fare i conti con partenze incerte e tempi di attesa che nessuna tabella può più scandire.
L’alta velocità ferma, e l’Italia dei treni diventa due pezzi
Il dato forse più clamoroso, per chi osserva il quadro da fuori, riguarda i convogli a lunga percorrenza. Trenitalia ha dovuto cancellare una raffica di corse, comprese quelle dell’Alta Velocità che solitamente fanno la spola tra la Puglia e il Nord. Il risultato, a tratti paradossale, è un’Italia divisa in due lungo il suo stesso asse: da una parte chi può muoversi solo fino a Pescara, dall’altra chi rimane bloccato ad Ancona. I treni, spiega la stessa Rfi, sono stati limitati e concentrati proprio in questi due scali, lasciando senza risposta chi doveva raggiungere destinazioni più a Sud. E mentre i tecnici lavorano per ripristinare la linea, i viaggiatori attendono. Senza altra scelta, del resto, che non sia quella di guardare l’acqua scorrere – e con essa, i propri programmi.




