Lavoro, il Sud supera la soglia storica del 50% di occupati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per la prima volta dall’inizio delle serie storiche, che risalgono al 2004, il tasso di occupazione nel Mezzogiorno ha infranto quel muro psicologico e statistico che lo relegava stabilmente al di sotto della soglia del 50%, attestandosi invece al 50,1% nel periodo tra marzo e giugno. Un traguardo inedito, certificato dall’Istat, che segna una discontinuità con un passato costellato da ritardi strutturali e che sembra suggerire l’emersione di un dinamismo nuovo, seppur da valutare con la necessaria cautela.

Questa ripresa, la cui portata deve essere ancora compiutamente misurata, ha beneficiato in modo significativo della spinta propulsiva generata dagli investimenti – sia pubblici che privati – e dell’impatto congiunto di due misure specifiche: la Zes Unica, ovvero la Zona Economica Speciale che punta ad attrarre capitali attraverso agevolazioni, e il provvedimento sulla Decontribuzione Sud, che alleggerisce il costo del lavoro per le imprese. Si tratta di fattori che, agendo di concerto, hanno creato un terreno apparentemente più fertile per l’assunzione.

La crescita nazionale del numero di occupati, che si attesta a 24 milioni e 202 mila unità con un incremento di 226mila posizioni lavorative (+0,9% su base annua), seppur con un ritmo di espansione che si è dimezzato rispetto al trimestre precedente, trova dunque il suo motore più vivace proprio nelle regioni meridionali. Un rialzo che si è manifestato in maniera particolarmente accentuata nella fascia di popolazione tra i 50 e i 64 anni, indicando un possibile riassorbimento di figure con esperienza.

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