Diesel, prezzo record: 1,72 euro al litro e in autostrada si arriva a 2,08
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Redazione Economia
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Lo Stato italiano, stando alle prime stime, incasserà circa 600 milioni di euro di gettito fiscale aggiuntivo nel solo 2026, ma intanto chi è in coda al distributore, e in particolare chi è alla guida di un veicolo diesel, osserva l’indicatore del prezzo salire a livelli che non si vedevano da quasi un anno. Da mercoledì 25 febbraio, il gasolio in modalità self service ha toccato quota 1,714 euro al litro, un valore che mancava dai primi di marzo del 2025. L’aumento, lungi dall’essere un episodio isolato o una semplice fluttuazione stagionale, affonda le radici in una combinazione di fattori strutturali: da un lato il balzo delle quotazioni internazionali del greggio e dei suoi derivati, che da settimane tiene col fiato sospeso i mercati, dall’altro l’entrata in vigore, lo scorso primo gennaio, del tanto discusso riallineamento delle accise voluto dal governo.
Il sorpasso fiscale, quello delle quotazioni e il nuovo record del diesel servito
La misura, che ha di fatto equiparato l’onere fiscale del gasolio a quello della benzina con un aumento di circa cinque centesimi al litro, ha prodotto un effetto immediato e, a detta degli esperti del settore, probabilmente duraturo: il diesel, storicamente più conveniente della verde, ha subito un'inversione di tendenza tale da renderlo stabilmente più caro. Oggi, venerdì 27 febbraio, la media nazionale per il self service si attesta a 1,720 euro al litro, un dato che sale in modo esponenziale non appena si esce dalla rete urbana. Sulle autostrade, dove i gestori applicano listini maggiorati per via dei costi di servizio e delle concessioni, il prezzo del gasolio in modalità servita ha raggiunto e superato quota 2,081 euro al litro, una cifra che riporta alla memoria i picchi toccati durante la crisi energetica del 2022. Una situazione, questa, che sta mettendo in seria difficoltà non solo i privati cittadini, costretti a mettere mano al portafoglio per ogni pieno, ma soprattutto l'intero comparto della logistica e dell'autotrasporto, dove il carburante incide per una percentuale altissima sui costi di esercizio.
Le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, che monitora costantemente i listini dei maggiori marchi, hanno registrato nuovi rialzi nella mattinata: Eni ha aumentato di un centesimo al litro il prezzo consigliato del gasolio, mentre Q8 ha ritoccato al rialzo sia la benzina che il diesel. A questi movimenti, si aggiunge il fatto che il costo industriale del gasolio, legato alla sua minore disponibilità sul mercato globale e a complesse dinamiche di raffinazione, è oggettivamente più alto rispetto a quello della benzina. Un paradosso economico, quest'ultimo, che era stato in parte compensato per decenni da una fiscalità agevolata sul diesel, un privilegio che ora è stato cancellato con l'obiettivo dichiarato di eliminare un sussidio ambientalmente dannoso. Il risultato, però, è che i gestori, nell'aggiornare i prezzi, si trovano a dover applicare al prodotto più tassato anche il maggior costo di produzione, generando così una doppia spinta verso l'alto. Il ministero delle Imprese e del made in Italy, attraverso il suo osservatorio, continua a monitorare circa ventimila impianti, fotografando una realtà in cui il divario tra i prezzi praticati dalle compagnie e quelli delle cosiddette pompe bianche si mantiene, ma su livelli comunque elevati per tutte le tipologie di erogazione.




