Franjo von Allmen, il nome dell’imperatore per l’uomo che ha riscritto la storia della velocità: dalla pista Stelvio alla leggenda, l’oro che vale per tre
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Redazione Sport
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Correva l’anno 1968, e la Francia intera si specchiava nei sci di Jean-Claude Killy, quando l’austriaco Toni Sailer già da dodici anni custodiva il segreto di Cortina; oggi, sulla neve dura della pista Stelvio a Bormio, quel segreto è stato violato. Franjo von Allmen, ventiquattrenne di Boltigen nel Canton Berna, ha compiuto l’impresa che separa i campioni dagli dei dell’Olimpo: tre ori in una singola edizione dei Giochi invernali. Non era accaduto, per la disciplina maschile dello sci alpino, dall’epoca di Grenoble, e il paragone con Sailer – l’austriaco che a Cortina d’Ampezzo nel 1956 vinse tutto ciò che c’era da vincere con distacchi abissali – non è più un azzardo giornalistico, ma un dato oggettivo della storia -5-10. Doveva essere l’Olimpiade di Marco Odermatt, il dominatore del Circo Bianco, l’uomo che inseguiva il triplete per legittimare una superiorità schiacciante; è divenuta, invece, il teatro solitario di un giovane dal fisico da colosso, dalla falcata potente e da un piano B – quello di falegname, imparato per sopravvivere allo sport quando la morte del padre mise in forse persino l’acquisto degli scarponi – che oggi appare come un paradosso -8.
La Stelvio incorona il nuovo sovrano, e Odermatt resta nell’ombra del connazionale
Sulla pista che porta il nome del passo più leggendario d’Italia, Von Allmen non ha semplicemente vinto: ha governato. Nella discesa libera, la gara che assegna il primo oro di Milano Cortina 2026, il tempo di 1:51.61 lo ha consegnato alla storia, ma è nel supergigante di ieri – una disciplina che agli svizzeri non aveva mai regalato l’alloro più alto – che l’elvetico ha chiuso il cerchio. Alle sue spalle, a tredici centesimi, lo statunitense Ryan Cochran-Siegle ha ritrovato l’argento che già profumava di beijing, mentre Odermatt, ancora una volta, ha dovuto accontentarsi del bronzo. Non è una sconfitta netta, quella del campione di Nidvaldo, e forse è proprio questo il dettaglio più amaro: Odermatt non è stato travolto, non è caduto, non ha commesso errori macroscopici; ha semplicemente incontrato un uomo capace di sciare più forte di lui. La Svizzera, che alla vigilia poteva vantare una percentuale dell’83,3% di vittorie in Coppa del Mondo grazie al proprio duo, si ritrova oggi con un re appena incoronato e un principe – pur sempre sul podio – con lo sguardo già rivolto al gigante di sabato.
Giovanni Franzoni, il GGG che ha sfiorato l’oro e conquistato Bormio
Se Von Allmen è l’imperatore, Giovanni Franzoni è il volto della nuova Italia che non si accontenta più di partecipare. Classe 2001 anch’egli, cresciuto a pane e sci mentre Jannik Sinner – oggi mostro sacro del tennis, allora compagno di gare – gli soffiava vittorie sui campi da neve, l’azzurro ha spezzato il cuore degli svizzeri infilandosi tra loro come un coltello nel burro. Nel supergigante, però, qualcosa si è inceppato: quel vantaggio di otto centesimi sul terzo settore, quella luce verde che prometteva l’assalto al trono, si è spenta sul salto di San Pietro, restituendo un quinto posto che sa di occasione mancata. Eppure, quando alle 11,48 lo speaker ha annunciato il suo nome sul cancelletto della Stelvio, l’intero ski stadium ha trattenuto il fiato; al netto della marea elvetica venuta a tifare Von Allmen – Franjo il cannibale, Franzoni come diminutivo – l’agnizione è avvenuta comunque. Il pubblico italiano ha riconosciuto in quel ragazzo il campione capace di sfidare l’imperatore sul suo stesso terreno, e l’abbraccio all’arrivo, dopo la discesa, con il rivale svizzero è valso più di qualsiasi dichiarazione ufficiale.
Il carpentiere di Boltigen e il crepuscolo dorato di Dominik Paris
A trentasei anni, Dominik Paris ha finalmente chiuso il cerchio con il suo destino. Sei vittorie sulla Stelvio, una pista che conosce curva dopo curva, eppure mai una medaglia olimpica prima di quel sabato di febbraio. Il bronzo di Bormio, conquistato con un distacco di mezzo secondo dallo svizzero, è la summa di una carriera vissuta ad alta velocità, l’inchino di chi sa di aver dato tutto senza mai arrendersi all’idea di non essere abbastanza. Ma la cronaca, in questo febbraio 2026, scorre veloce e già si posa altrove: sulla parabola di Von Allmen, che a diciassette anni raccoglieva donazioni per continuare a gareggiare e oggi fende l’aria come un falegname che ha imparato a costruire vittorie, non più mobili. Il nome, Franjo – contrazione di Franz Joseph, l’imperatore – suona oggi come una profezia autoavverata, e il fisico imponente, l’altezza da colosso, non è che la custodia di una determinazione rara. Di lui colpisce il piano B, quel diploma di carpentiere che odorava di rinuncia e che invece è diventato la zavorra necessaria per non volare via prima del tempo; oggi che l’oro pende dal collo in triplice copia, è lecito chiedersi se l’artigiano non abbia definitivamente lasciato il posto alla statua.
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Description: Franjo von Allmen entra nella leggenda dello sci: tre ori a Milano Cortina 2026 come Sailer e Killy. Battuti Odermatt e Franzoni sulla Stelvio. L’analisi.




