Lavoro, la doppia faccia del mercato italiano: oltre il milione di posti, ma resta l'ombra degli inattivi
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Redazione Economia
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Il quadro occupazionale italiano, fotografato dai recentissimi dati Istat di gennaio, si presenta come un mosaico dalle tinte fortemente contrastanti, dove i chiari segnali di ripresa convivono con ombre strutturali non ancora dissolte. Se infatti, come ha sottolineato l'analisi del Centro studi Unimpresa, dal 2022 ad oggi si è registrato un incremento netto di circa un milione di occupati, con il totale che ha superato la soglia dei 24 milioni, questo progresso quantitativo è accompagnato da un miglioramento della qualità dei contratti, segnando una sensibile riduzione della precarietà.
La misura della decontribuzione e il dato politico
Un elemento chiave di questa evoluzione, su cui il governo attuale pone particolare enfasi, è identificato nella decontribuzione mirata per alcune categorie. La misura, come ha dichiarato una rappresentante di Fratelli d'Italia commentando i numeri, avrebbe incentivato le assunzioni stabili di giovani e donne, contribuendo a portare il tasso di occupazione al 63%, livello record per il Paese. Questo strumento, del quale si sottolinea l'efficacia nell'aver reso il mercato "più dinamico e inclusivo", rappresenta il perno di una politica che punta a consolidare la crescita attraverso incentivi diretti alle imprese.
La vulnerabilità nei contratti a termine e il paradosso degli inattivi
Tuttavia, la stessa fotografia statistica rivela criticità profonde che temperano l'ottimismo. La ripresa, per sua natura, non appare omogenea e lascia scoperte fasce significative della popolazione attiva. I giovani e le donne, nonostante i progressi, restano infatti le categorie più esposte al rischio di disoccupazione, come dimostra il dato sui 38 mila contratti a termine non rinnovati che li ha colpiti in modo selettivo. A questa vulnerabilità si aggiunge il dato, spesso trascurato nel dibattito pubblico, degli inattivi: 12,4 milioni di persone in età da lavoro che non cercano un impiego né sono disponibili a occuparsi, cifra che costituisce un pesante freno strutturale alla piena espansione economica nazionale.
Un panorama complesso e non univoco
Ne emerge, di conseguenza, un panorama altamente contraddittorio. Da un lato, la tendenza alla crescita è innegabile e trova conferma sia nell'aumento del numero di occupati sia nella riduzione del tasso di disoccupazione, segnalando una netta inversione rispetto alle fasi più critiche del recente passato. Dall'altro, la solidità di questa ripresa viene interrogata dalla persistenza di sacche di marginalità e da un tasso di inattività che rimane elevatissimo. La sfida, quindi, si sposta dalla mera creazione di posti di lavoro alla capacità di coinvolgere quella parte di popolazione che sembra essersi definitivamente allontanata dal mercato, un nodo cruciale che le sole politiche incentivanti per le assunzioni non paiono ancora aver sciolto.




