Metalmeccanici, trattativa riapre dopo sciopero. Calderone media, ma la strada è in salita
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Redazione Interno
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Dopo mesi di scontri, proteste e un’ultima fumata nera sabato scorso, il dialogo tra sindacati e imprese potrebbe ripartire. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha convocato ieri a Roma i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm – Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella – insieme a Federmeccanica e Assistal, nel tentativo di sbloccare la vertenza sul rinnovo del contratto, ferma da novembre. L’iniziativa arriva a poche ore dallo sciopero nazionale del 20 giugno, che ha portato migliaia di operai in piazza, e dal blocco della tangenziale di Bologna, dove diecimila tute blu hanno marciato per rivendicare un aumento salariale di 280 euro, "al netto dell’inflazione".
Quella dei metalmeccanici è una partita che va oltre la semplice trattativa economica, diventando un banco di prova per le relazioni industriali in un contesto politico polarizzato. Se da un lato Federmeccanica ha mostrato aperture, seppure cautamente, dall’altro il governo – con la premier Giorgia Meloni che più volte ha criticato le proteste – sembra mantenere una linea dura. Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha definito la mobilitazione "un fatto politico che Roma non può ignorare", sottolineando come la rabbia degli operai nasca da difficoltà concrete: "Chi lavora fa fatica ad arrivare a fine mese".
La tensione, del resto, non è nuova. Già negli scorsi mesi gli scioperi avevano fatto discutere, con accesi dibattiti sull’efficacia delle mobilitazioni e sulle posizioni del governo. Sebbene oggi non si arrivi agli eccessi del passato – come ai tempi di Mario Scelba, quando le forze dell’ordine sparavano sui manifestanti – le distanze tra le parti restano marcate. I sindacati chiedono aumenti in linea con il carovita, mentre le imprese puntano i piedi, sostenendo che le richieste rischiano di compromettere la competitività del settore.




