Medioriente, la Camera Usa vota la fine della guerra in Iran. Houthi: «Abbattuto caccia saudita»
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Redazione Esteri
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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che impone a Donald Trump di porre fine alla partecipazione delle forze armate americane alle ostilità contro l'Iran, oppure di richiedere l'autorizzazione del Congresso. Il provvedimento è passato con 220 voti favorevoli e 204 contrari, al termine di una seduta che ha visto sette deputati repubblicani schierarsi con i democratici, il numero più alto registrato finora su una misura di questo tipo. Si tratta della terza votazione alla Camera su risoluzioni analoghe negli ultimi mesi.
L'approvazione arriva a 49 giorni dalle elezioni di metà mandato, in programma il 3 novembre, e rappresenta l'ultima occasione utile per la Camera per pronunciarsi sul conflitto prima della pausa elettorale. La risoluzione, promossa dal deputato democratico Seth Moulton, veterano dei Marines durante la guerra in Iraq, ordina all'amministrazione di ritirare le forze statunitensi dalle ostilità contro la Repubblica islamica, fatta salva la presenza necessaria alla difesa delle basi americane e alleate nella regione.
Resta incerto se il Senato esaminerà il testo prima di novembre: una misura simile, approvata dalla Camera a luglio, non è ancora stata calendarizzata a Palazzo.
Il voto della Camera ha un valore prevalentemente simbolico, dal momento che nessuna delle risoluzioni approvate in precedenza è mai giunta sul tavolo del presidente, che avrebbe quasi certamente posto il veto. La Costituzione attribuisce al Congresso il potere di dichiarare guerra, ma riconosce al presidente, in qualità di comandante in capo, l'autorità di intraprendere azioni militari limitate.
Il War Powers Act, varato all'indomani del conflitto vietnamita, impone un termine di 60-90 giorni entro cui ottenere l'approvazione congressuale per operazioni prolungate, ma ogni amministrazione, compresa quella di Trump, lo ha sempre considerato incostituzionale in virtù dei poteri dell'articolo II.
Il Congressional Budget Office ha stimato che la guerra è costata oltre 38 miliardi di dollari fino al primo agosto e che le spese correnti si aggirano tra i 2 e i 3 miliardi al mese, a seconda dell'intensità dei combattimenti. L'ufficio ha inoltre previsto che il conflitto contribuirà a un'inflazione superiore di mezzo punto percentuale rispetto alle attese in vista del 2027.
Il deputato democratico Gregory Meeks, membro di minoranza della commissione Esteri, ha citato l'aumento dei prezzi della benzina e dei mutui, l'inflazione e le perdite militari come costi diretti del conflitto: dall'inizio delle ostilità, il 28 febbraio, diciannove militari statunitensi hanno perso la vita e oltre 750 sono rimasti feriti.
Trump, da parte sua, ha dichiarato nei giorni scorsi che la guerra terminerà «immediatamente dopo» le elezioni di metà mandato, sostenendo che Teheran sta tirando le cose per le lunghe nella speranza di un cambio di maggioranza a Washington. Il presidente ha anche affermato che gli Stati Uniti non sono alla ricerca di un ritorno ai negoziati sul nucleare, precisando che l'amministrazione punta a obiettivi più ampi rispetto a un semplice accordo.
Sul fronte yemenita, gli Houthi hanno annunciato l'abbattimento di un caccia F-15 saudita nei cieli della provincia di Marib. In un comunicato diffuso sui social, il portavoce militare Yahya Saree ha dichiarato che il velivolo è stato colpito da un missile terra-aria «di fabbricazione locale» mentre svolgeva «operazioni ostili a sostegno delle mobilitazioni militari» nella zona. Secondo la stessa fonte, altri aerei da guerra sauditi impegnati nella ricerca dei resti del velivolo sarebbero stati costretti ad allontanarsi.
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