Medioriente, la Camera Usa sfida Trump sull'Iran. Houthi: "Abbattuto un caccia saudita"
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Redazione Esteri
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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che impone a Donald Trump di porre fine all'impiego delle forze armate americane nelle ostilità contro l'Iran, salvo eccezioni legate alla difesa delle truppe statunitensi e degli alleati. Il provvedimento, promosso dal deputato democratico Seth Moulton, è passato con 220 voti a favore e 204 contrari, grazie al sostegno di sette repubblicani che si sono uniti ai democratici.
Si tratta della terza volta che la Camera approva una misura di questo tipo negli ultimi mesi, ma è la prima in cui il numero di repubblicani favorevoli sale a sette, rispetto ai quattro delle votazioni precedenti.
Un conflitto da sei mesi
La guerra con l'Iran va avanti dalla fine di febbraio. Secondo quanto riferito dal Congressional Budget Office, fino ai primi di agosto il conflitto è costato agli Stati Uniti circa 38 miliardi di dollari, con una spesa che continua a crescere di almeno 2 miliardi al mese. Il deputato Gregory Meeks, ranking member democratico della commissione Esteri della Camera, ha citato anche l'aumento del prezzo della benzina e dei mutui, l'inflazione e le perdite tra i militari: 19 soldati americani uccisi e oltre 750 feriti dall'inizio delle ostilità.
Sul fronte opposto, Trump ha scritto sul suo social Truth che l'Iran «vuole concludere un accordo, in fretta e male», aggiungendo che sarà lui a decidere se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di avviare un confronto. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: secondo i media statali iraniani, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha dichiarato che non si avvieranno negoziati «finché non saranno soddisfatte le condizioni dell'Iran».
Nel frattempo, l'ambasciata americana in Arabia Saudita ha raccomandato ai cittadini statunitensi di riconsiderare qualsiasi viaggio nel regno, citando il rischio di droni e missili iraniani, conflitti armati e terrorismo.
Lo scontro nello Yemen
Sul fronte yemenita, gli Houthi hanno rivendicato l'abbattimento di un caccia F-15 saudita nei cieli della provincia di Marib. Il portavoce militare Yahya Saree ha diffuso un comunicato su X in cui afferma che il velivolo è stato colpito da un missile terra-aria «di fabbricazione locale» mentre svolgeva «operazioni ostili a sostegno delle mobilitazioni militari» nell'area.
Secondo il portavoce, altri aerei da guerra sauditi, tra cui formazioni di F-15 e Typhoon inviate alla ricerca dei resti, sarebbero stati costretti a ritirarsi dopo essere stati presi di mira con missili di produzione locale.
Saree ha anche accusato l'Arabia Saudita di aver condotto più di 450 raid aerei nell'ultima settimana, colpendo le province di Taiz, Lahij, Al-Jawf, Hajjah, Marib, Sa'dah e Al-Bayda' e causando vittime tra i civili. Il portavoce ha respinto le accuse secondo cui gli Houthi avrebbero preso di mira La Mecca, sostenendo che le operazioni del gruppo sono dirette esclusivamente contro installazioni petrolifere e basi militari, «totalmente lontane dai luoghi sacri».
La coalizione guidata da Riyadh ha definito la sicurezza dei luoghi santi una «linea rossa», promettendo «misure deterrenti» contro il gruppo yemenita.
Il nodo del Senato
L'approvazione della risoluzione arriva a 49 giorni dalle elezioni di metà mandato, previste a novembre. Non è chiaro se il Senato esaminerà il testo prima di quella data: una misura analoga, approvata dalla Camera lo scorso luglio, non è ancora stata presa in considerazione dalla camera alta.
Il vicepresidente JD Vance, in un'intervista al New York Post, ha dichiarato di condividere la previsione di Trump secondo cui il conflitto «entrerà in una fase molto diversa in un paio di mesi», sottolineando che il presidente è il commander-in-chief e spetta a lui decidere quando un conflitto inizia e finisce.
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