Referendum sulla giustizia, l’arcidiocesi di Genova organizza un incontro di formazione politica al Quadrivium

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Prosegue il cammino di formazione all’impegno sociale e politico promosso dall’Arcidiocesi di Genova, un percorso che in questa fase si innesta direttamente nel dibattito pubblico in vista della prossima consultazione referendaria. Martedì 17 marzo, alle ore 18.00, la Sala Quadrivium di piazza Santa Marta, a Genova, ospiterà un appuntamento dal Titolo “Referendum Giustizia. Conoscere per scegliere”, pensato per offrire ai cittadini gli strumenti necessari ad affrontare con consapevolezza il voto sulla separazione delle carriere dei magistrati. L’iniziativa, che si inserisce in un più ampio programma diocesano di riflessione, si propone come momento di dialogo aperto alla città, un’occasione per approfondire la materia al di là delle semplificazioni e delle contrapposizioni ideologiche che spesso caratterizzano il dibattito pubblico. L’obiettivo dichiarato, infatti, è quello di fornire elementi di comprensione e discernimento, permettendo ai partecipanti di formarsi un’opinione autonoma su un tema complesso che tocca l’organizzazione stessa della giurisdizione -2.

Mentre a Genova ci si prepara a questo confronto, il panorama delle posizioni all’interno del mondo cattolico appare tutt’altro che monolitico, riflettendo una complessità che attraversa verticalmente la Chiesa italiana. Da un lato, infatti, si registra una certa attivismo di base in favore del fronte del “No”, con parrocchie e associazioni che in diverse regioni, dal Veneto alla Puglia, hanno ospitato dibattiti e iniziative in cui i relatori, spesso magistrati o esponenti dell’associazionismo, hanno espresso posizioni critiche verso la riforma voluta dal governo. Dall’altro lato, non mancano le voci di cattolici, anche organizzati in comitati, che si dichiarano favorevoli al “Sì”, spinti dalla convinzione che la riforma possa garantire una maggiore terzietà del giudice e ridurre il peso delle correnti all’interno del Consiglio superiore della magistratura, un tema, quest’ultimo, sentito particolarmente da chi guarda con preoccupazione a quelle che vengono definite “toghe rosse” -2-4.

A rendere ancora più articolato il quadro è la posizione ufficiale della Conferenza episcopale italiana, che si muove con cautela sul crinale del confronto politico. Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, nel corso della prolusione al Consiglio permanente dello scorso gennaio, aveva richiamato l’attenzione sull’importanza della partecipazione al voto e sulla necessità di preservare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, un’eredità, a suo dire, lasciata dai padri costituenti e da tutelare con attenzione. Quelle parole erano state interpretate da più parti come un’implicita indicazione a votare “No”, al punto da costringere la stessa Cei a diramare, nel giro di poche ore, una nota di chiarimento in cui si specificava come non vi fosse alcuna intenzione di orientare il voto dei fedeli, ma solo di sollecitare una scelta consapevole e informata -2-10.

Il vicepresidente della Cei al congresso di Magistratura democratica: un intervento sulla Costituzione

Una vicenda esemplare delle tensioni e delle delicatezze che attraversano il rapporto tra gerarchia ecclesiastica e politica referendaria è rappresentata dalla partecipazione del vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, a un’iniziativa pubblica di forte connotazione. Il presule, vescovo di Cassano all’Jonio e figura di spicco dell’episcopato, è stato invitato a intervenire al congresso di Magistratura democratica, la corrente di sinistra dell’Associazione nazionale magistrati, nota per il suo convinto sostegno alle ragioni del “No”. L’evento, intitolato “L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo”, in programma a Roma il 13 marzo, vedeva la presenza di esponenti di primo piano del fronte contrario alla riforma, sollevando inevitabili interrogativi sul significato di quella adesione -6-7.

A fugare le polemiche e le strumentalizzazioni è intervenuto direttamente monsignor Savino, chiarendo in un’intervista al Corriere della Sera la natura del suo intervento. Il vescovo ha spiegato di aver accettato l’invito non certo per fare campagna elettorale, ribadendo anzi con forza che la Chiesa non è e non deve diventare un comitato elettorale, ma per portare un contributo di riflessione su valori più alti e condivisi. La sua relazione, ha anticipato, non conterrà alcuna indicazione di voto, né tanto meno una difesa di parte del quesito referendario, ma sarà incentrata sulla figura di Giuseppe Dossetti, uno dei padri costituenti, e sull’importanza della Carta costituzionale come baluardo dei diritti, specialmente per i più deboli e i fragili, un tema, questo, a lui particolarmente caro. Savino ha così inteso riaffermare il primato della coscienza individuale nella scelta politica, distinguendo nettamente tra i principi non negoziabili, che la Chiesa ha il dovere di custodire, e le opzioni contingenti, come quella referendaria, che ricadono sotto la responsabilità dei singoli cittadini -10.

Dibattiti sul territorio tra giuristi cattolici e terza età: la ricerca di un voto informato

Parallelamente agli appuntamenti promossi dalle gerarchie o che vedono coinvolti i loro massimi rappresentanti, il tessuto associativo cattolico si muove a livello locale per animare il confronto. A Lodi, ad esempio, l’Unione giuristi cattolici e l’Unitre, l’Università della terza età, hanno organizzato per giovedì 19 febbraio un incontro dal titolo “Per un voto consapevole. Le ragioni del sì e del no”. L’evento, in programma alle 17.30 nella sede Unitre di viale Pavia, si propone di fare chiarezza sulla riforma, rivolgendosi in particolare alla popolazione anziana, spesso meno raggiunta dai canali di informazione tradizionali ma non per questo meno interessata a comprendere la portata di una modifica costituzionale. A introdurre la serata sarà il direttore dell’Unitre, Stefano Taravella, mentre la moderazione è affidata all’avvocato Mariagrazia Ravera, presidente dell’Unione giuristi cattolici di Lodi, a testimonianza di come il mondo del diritto e quello dell’associazionismo culturale cerchino di contaminarsi per favorire un dibattito pubblico di qualità -6.

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