Prosieben si arrende a Mfe, il sì del board all'offerta di Mediaset

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Cologno Monzese, dove ha sede il quartier generale di Mfe, l’atmosfera ieri era quella di una giornata decisiva. Dopo mesi di trattative, il gruppo tedesco Prosiebensat1 – la seconda televisione commerciale in Germania, già partecipata al 33% da Mediaset – ha ufficialmente raccomandato ai propri azionisti di aderire all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata dalla holding di Pier Silvio Berlusconi. Un via libera che arriva con una nota ufficiale dalla sede di Unterfohring, sobborgo di Monaco, e che segna una svolta nella strategia di espansione europea del gruppo italiano.

L’approvazione del consiglio di amministrazione e di quello di sorveglianza di Prosieben, dopo il rialzo del prezzo offerto da Mfe, rappresenta un punto di svolta. L’offerta, che combina una componente in contanti e una azionaria, si aggira attorno agli 8,07 euro per titolo, un valore considerato "adeguato" dal board tedesco. Un segnale chiaro: dopo anni di diffidenza, la resistenza del broadcaster tedesco si è sciolta, lasciando spazio a un’operazione che punta a creare un polo mediatico transnazionale in grado di competere con i colossi digitali globali, spesso operanti senza stringenti regolamentazioni.

Quella di Mfe, che ha già consolidato il controllo su Mediaset España, è una strategia che mira a costruire un’alleanza paneuropea, un progetto a lungo coltivato da Pier Silvio Berlusconi e oggi più vicino che mai. L’endorsement di Prosieben, arrivato dopo un iniziale scetticismo, non è solo un successo finanziario ma anche simbolico: dimostra che il modello di un’Europa televisiva integrata, pur tra complessità regolatorie e differenze di mercato, può prendere forma.

Ora la palla passa agli azionisti, chiamati a esprimersi sull’Opas. Se l’adesione sarà ampia, come lascia supporre il via libera del board, Mfe potrebbe presto consolidare il controllo su un network che, tra Italia, Spagna e Germania, coprirebbe un bacino di oltre 300 milioni di potenziali spettatori. Un passo fondamentale per ridisegnare gli equilibri del settore, in un’epoca in cui i contenuti viaggiano sempre più oltre i confini nazionali e le piattaforme streaming dominano la scena.

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