La relatrice Onu Albanese sanzionata dagli Usa: "Punita per aver denunciato l'economia del genocidio a Gaza"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi, ha definito le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump una ritorsione per aver svelato ciò che chiama "l’economia del genocidio" a Gaza. "Israele, secondo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Internazionale nel luglio 2024, ha l’obbligo di ritirarsi da Gaza, dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est", ha dichiarato, sottolineando come la sentenza abbia ribadito l’illegalità dell’occupazione. Le misure punitive, che includono il congelamento di eventuali attività finanziarie negli Stati Uniti, sono state annunciate dal segretario di Stato Marco Rubio, ma non sono state accompagnate da alcuna reazione ufficiale del governo italiano.

Quello che colpisce, oltre al silenzio di Roma – imbarazzato, ma non sorprendente, data la cautela di Giorgia Meloni nel criticare Trump – è il paradosso evidenziato dalla stessa Albanese: "Sanzioni come quelle riservate a Osama Bin Laden o a El Chapo Guzmán". Eppure, osserva, la lista di chi non le ha subite è lunga e include figure ben più compromesse. Il sistema americano, spesso presentato come arbitro globale della giustizia, mostra crepe evidenti quando si tratta di applicare criteri coerenti.

La vicenda riporta alla luce un dibattito già sollevato da studiosi come Martti Koskenniemi, che nel 2018 analizzò il rapporto tra diritto internazionale e ascesa della destra radicale. Le sanzioni alla relatrice Onu sembrano confermare una tendenza a strumentalizzare le norme internazionali, piegandole a logiche politiche più che giuridiche. Intanto, i media vicini a Fratelli d’Italia hanno scelto di attaccare Albanese, dipingendola come una minaccia piuttosto che come una funzionaria che svolge il proprio mandato.

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