Euphoria si chiude con una morte che non lascia scampo: niente quarta stagione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il cerchio, alla fine, si è chiuso per sempre.
Con la messa in onda nella notte dell’episodio intitolato “In God We Trust”, il creatore Sam Levinson ha detto addio alla serie che dal 2019 accompagnava gli spettatori – un pubblico ormai affezionato e in larga parte giovane – in un viaggio tanto toccante quanto destabilizzante attraverso le esistenze fragili di un gruppo di adolescenti allo sbando.
La notizia, che pure aleggiava nei corridoi di Hbo da mesi, è diventata ufficiale al termine della puntata: non ci sarà una quarta stagione. comingsoon +3
A dichiararlo, nel corso di una conversazione con Joe Coscarelli e Jon Caramanica per il podcast musicale “Popcast” del New York Times, è stato proprio Levinson; la conferma, raccolta da Variety, è arrivata poco dopo direttamente dalla rete.
L’annuncio chiude definitivamente un capitolo che, attraverso sette anni, ventisei episodi e tre cicli narrativi, era riuscito a ritagliarsi un posto di rilievo nel panorama televisivo contemporaneo. corriere +3
Il responso del regista e la scelta di non proseguire oltre
Sam Levinson, che della serie è stato mente, penna e regista, ha spiegato senza mezzi termini le ragioni di una simile conclusione: «In termini di storia che ci eravamo preposti di raccontare – ha dichiarato –, una storia che ruota attorno alla dipendenza e alle sue conseguenze, questa per me rappresenta la fine».
Una presa di posizione, la sua, che smentisce qualsiasi speranza di un possibile prosieguo. badtaste +3
Già nei mesi scorsi, del resto, la protagonista Zendaya aveva lasciato intendere – in un’intervista a Drew Barrymore – che la terza stagione avrebbe rappresentato un momento di “chiusura”, quasi a preparare il pubblico a un addio ormai inevitabile. Lo stesso Levinson, dal canto suo, ha sempre ammesso di scrivere ogni capitolo come fosse l’ultimo, senza mai pianificare realmente un futuro oltre l’orizzonte immediato. comingsoon +3
Stavolta, però, non ci sono più zone d’ombra: la frase ripetuta in conferenza stampa – «Voglio solo consegnare una stagione da schianto» – assume oggi il sapore di un testamento artistico più che di una promessa di ritorno. ilmessaggero +3
Una morte annunciata e lo svolgimento del finale
Il tassello che mancava, quello che ha definitivamente suggellato l’impossibilità di andare avanti, è arrivato dalla narrazione stessa: nella lunga puntata conclusiva, della durata di circa novanta minuti, viene infatti messa in scena la dipartita di Rue Bennett. comingsoon +3
La giovane, interpretata da Zendaya e da sempre cuore pulsante della fiction, cede dopo una catena di eventi spietati: il suo capo, Alamo (Adewale Akinnuoye-Agbaje), dopo aver scoperto che la ragazza faceva la spia per la Dea, le offre delle compresse spacciandole per semplici antidolorifici; in realtà, quei farmaci sono tagliati con il fentanyl.
A scoprire il corpo senza vita della ragazza è il suo sponsor Ali (Colman Domingo), il quale, dopo aver analizzato le pastiglie, si rende conto dell’inganno. 361magazine +3
Rue muole così nel corso dell’episodio, lasciando gli altri personaggi – da Maddy (Alexa Demie) a Cassie (Sydney Sweeney), fino a Lexi (Maude Apatow) – a fare i conti con un vuoto che difficilmente avrebbe potuto essere colmato da una quarta stagione.
Ali, in un atto di giustizia sommaria, si recherà poi nel locale di Alamo per ucciderlo; una vendetta che, agli occhi dello showrunner, rappresenta l’unica via d’uscita possibile da un intreccio ormai giunto al capolinea. libero +3
Un commiato che omaggia Angus Cloud e lascia spazio alle interpretazioni
Non mancano, in questo saluto, momenti di intensa memoria: nel finale, Rue sogna un incontro con Fezco (Angus Cloud), lo spacciatore dal cuore tenero scomparso realmente nel 2023 a causa di un’overdose accidentale.
Una scelta, quella di inserirlo attraverso un sogno, che Levinson ha rivendicato come un tributo doveroso nei confronti di un attore la cui vita era tragicamente intrecciata ai temi portanti dello show. repubblica +3
A rendere ancora più netto il taglio con il passato, l’epilogo si spinge fino a eliminare fisicamente Rue, un’opzione che molti fan avevano ipotizzato ma che pochi credevano realmente possibile. La stessa Hbo, d’altronde, non ha offerto alternative: con questo atto finale, che vede anche Laurie (Martha Kelly) suicidarsi pur di non finire in prigione, l’universo di “Euphoria” smette ufficialmente di espandersi. comingsoon +3
Restano, semmai, le domande sul destino di Jules (Hunter Schafer), ridotta a un ruolo marginale nell’ultima ora, e su quello di molti altri comprimari; ma l’autore ha già detto la sua, e nessuna postilla potrà riaprire il sipario. La serie, archiviate sette anni di successi e polemiche, esce di scena nel modo più radicale: uccidendo la sua stessa essenza narrativa. sky +3




