Euphoria 3, il salto nel tempo che cancella il liceo: dal 13 aprile su Sky tra debiti e nuove dipendenze
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono passati quattro anni, quattro lunghi anni dalla seconda stagione di quella serie che, lo ammetterete, aveva trasformato il malessere adolescenziale in un’estetica ipnotica e disturbante. Ecco, Euphoria è tornata, o meglio, sta per farlo ufficialmente dal 13 aprile 2026 su Sky e in streaming su Now, con un appuntamento settimanale che si preannuncia come un vero e proprio evento televisivo. Ma a differenza del passato, quando ci trovavamo immersi nei corridoi illuminati al neon di un liceo qualsiasi, questa terza stagione opera una cesura netta: un salto temporale che proietta Rue, Cassie, Nate e gli altri fuori dal contesto scolastico, lasciandoli alle prese con una vita adulta che, a giudicare dal trailer, non sembra affatto più semplice delle inquietudini giovanili. Sam Levinson, mente dietro la macchina da presa, ha dunque deciso di far crescere i suoi personaggi in fretta, forse per rispecchiare quel lasso di tempo reale che ha visto i suoi interpreti diventare autentiche star del cinema internazionale.
Se la memoria vi gioca qualche scherzo, e non ricordate dove eravamo rimasti, basta un’occhiata al materiale promozionale per capire che la quiete non è mai stata un’opzione per questo gruppo. Zendaya, che ovviamente riprende il suo ruolo di Rue, sembra finita in un tunnel ancora più oscuro del solito, un vortice di debiti e responsabilità che la porta fino in Messico. Parallelamente, le dinamiche relazionali si sono fatte ancora più tossiche e grottesche: Sydney Sweeney, nei panni di Cassie, sembra aver abbracciato una carriera da content creator per adulti, mentre Jacob Elordi, il sempre ambiguo Nate, appare intrappolato in un matrimonio da cui traspare solo la disperazione di una quiete suburbana. Levinson, insomma, non ha smorzato i toni; anzi, li ha spostati su un registro diverso, quello di una commedia nera esistenziale dove i sogni di Hollywood si scontrano con la cruda necessità di sopravvivere.
Cambio di ritmo: quando Hans Zimmer sostituisce l’anima musicale
E poi c’è la musica, che per Euphoria non è mai stato un semplice accompagnamento ma il vero e proprio battito cardiaco della narrazione. E qui arriva il colpo di scena, o meglio, la conferma di una rottura che circolava già nei corridoi del web. Labrinth, il geniale compositore che aveva regalato alla serie quell’atmosfera eterea e malinconica, ha lasciato il progetto. Lo ha fatto in modo piuttosto plateale, tra uno sfogo sui social e un post cancellato dove non si risparmiavano critiche feroci all’industria. Il risultato è che, per questa terza stagione, le musiche portano la firma esclusiva di Hans Zimmer, una presenza che era già stata annunciata in passato come collaborazione, ma che ora si ritrova a gestire da solo il peso della colonna sonora.
Si tratta di un cambio di paradigma non da poco, perché Labrinth aveva costruito un’identità sonora inconfondibile, fatta di gospel distorto e bassi ipnotici. Zimmer, premio Oscar dalla mano pesante e melodrammatica, porterà invece una partenza per atmosfere più vicine allo spaghetti western, un azzardo che Levinson ha giustificato con la necessità di accompagnare i personaggi in questo "mondo più grande e selvaggio". I fan più puristi, quelli che canticchiavano "I’m tired" come fosse un inno generazionale, dovranno prepararsi a un impatto diverso, perché le ballad pop lasciano spazio a orchestrazioni massimaliste.
Il futuro è un punto interrogativo (e forse è meglio così)
Mentre i riflettori si accendono sulla terza stagione, composta da otto episodi che usciranno con cadenza settimanale, aleggia nell’aria la domanda su cosa succederà dopo. Sam Levinson, che ha dovuto fare i conti con ritardi produttivi, lutti nel cast e la crescente indisponibilità dei suoi attori divenuti troppo richiesti, ha recentemente gettato acqua sul fuoco riguardo a una possibile quarta stagione. La sua filosofia, d’altronde, è sempre stata quella di scrivere ogni ciclo come se fosse l’ultimo atto, senza lasciare spazio a finali aperti costruiti solo per ipotetici sequel.
Anche Zendaya, del resto, ha parlato apertamente di "chiusura" imminente, suggerendo che questo terzo capitolo potrebbe rappresentare l’epilogo definitivo della storia di Rue Bennett. Se così fosse, non si tratterebbe di una sorpresa: il tempo passato, le tensioni creative e la morte di Angus Cloud (l’indimenticato Fezco) hanno cambiato per sempre la chimica della serie. Piuttosto che forzare una continuazione, Levinson sembra intenzionato a sfruttare questo salto temporale per dare una degna conclusione, speriamo coerente, a un racconto che ha segnato un’intera generazione.
Un cast stellare per raccontare le fragilità di sempre
A tenere insieme le fila di questo nuovo corso ci pensa un cast che, va detto, non ha nulla da invidiare a un kolossal cinematografico. Oltre ai volti noti come Hunter Schafer (Jules), Alexa Demie (Maddy) e Maude Apatow (Lexi), la produzione ha chiamato a raccolta una serie di new entry di lusso per arricchire il quadro. Tra queste spiccano Sharon Stone, la cantante Rosalía e Natasha Lyonne, pronti a intrecciare le loro storie con quelle dei protagonisti ormai adulti.
L’assenza, però, si fa sentire: Barbie Ferreira, che interpretava Kat, non farà parte di questa stagione, così come non ci saranno Storm Reid. Nonostante queste defezioni e il cambio di direzione musicale, la sostanza rimane quella di un’indagine spietata sugli eccessi, le dipendenze e le fragilità umane. Resta solo da vedere, a partire dal 13 aprile, se questo ambizioso salto in avanti reggerà il confronto con i ricordi di quei ragazzi persi nei corridoi del liceo, o se il tempo, a volte, trasforma anche i fenomeni culturali più brillanti in semplici relitti del passato.




