‘Euphoria’ torna dopo quattro anni, ma la terza stagione divide la critica tra eccessi e un salto temporale azzardato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono passati quattro anni da quando HBO Max ha trasmesso “All My Life, My Heart Has Yearned for a Thing I Cannot Name”, l’ottava puntata della seconda stagione di Euphoria, la serie cult per la Generazione Z diretta da Sam Levinson. Nel frattempo, molta acqua è passata sotto ai ponti. Zendaya, Sydney Sweeney, Jacob Elordi e tutti gli altri protagonisti sono cresciuti e, per giustificare il trascorrere del tempo, il regista ha dovuto inventarsi un salto temporale oltre il liceo. L’attesa, questa volta, è stata particolarmente lunga, complice anche lo sciopero degli autori e degli interpreti a Hollywood e una serie di lutti che hanno segnato il cast, dalla scomparsa di Angus Cloud – morto per overdose – a quella più recente di Eric Dane, sebbene lui fosse riuscito a girare le sue scene prima di morire. La terza stagione, arrivata su HBO Max il 13 aprile, prometteva di cambiare passo senza rinunciare all’identità che ha reso lo show uno dei titoli più discussi dell’ultimo decennio, vincitore di nove Emmy. Ma la critica, almeno stando ai primi riscontri, non ha gradito.

Un salto nel vuoto narrativo tra spaccio e influenze digitali

La trama ufficiale parla di un gruppo di amici d’infanzia alle prese con fede, redenzione e il problema del male, abbandonando definitivamente le aule del liceo. Ora i personaggi sono alle prese con una fase più adulta, anche se decisamente più aspra. Rue, la protagonista interpretata da Zendaya, è diventata una corriere della droga per ripagare un debito di 10mila dollari che, con gli interessi applicati dalla spietata Laurie, è lievitato fino a raggiungere cifre astronomiche. La ritroviamo in Messico a ingoiare sacchetti di stupefacenti, un'esistenza ai margini che sembra aver spazzato via ogni residuo della grazia malinconica che caratterizzava le prime stagioni.

Se il percorso di Rue si fa sempre più oscuro, quello degli altri componenti del gruppo si disperde in una serie di stereotipi che molti recensori hanno giudicato fuori tempo massimo. Cassie (Sydney Sweeney) è ora fidanzata con Nate (Jacob Elordi) e vive in un “bolla suburbana di destra”, come l’ha definita qualcuno, cercando di diventare una content creator su OnlyFans per pagare i fiori del matrimonio che arrivano a costare 50mila dollari. È proprio una scena che la vede vestita con un costume da cucciolo, intenta a giocare con un guinzaglio insieme al compagno, a aver scatenato le polemiche più feroci. Diversi osservatori hanno parlato apertamente di “rito di umiliazione”, chiedendosi se ci sia ancora spazio per uno sviluppo coerente o se, come scrive il Telegraph, la serie non sia ormai diventata “la fantasie misogine di un vecchio regista”.

Critiche feroci: da “torture porn” a fan fiction disconnessa

L’impressione generale che traspare dalle recensioni internazionali è quella di un’occasione sprecata. La piattaforma Rotten Tomatoes segna un crollo verticale rispetto al passato: se le prime due stagioni viaggiavano intorno al 78-80%, la terza fatica di Sam Levinson raccoglie appena il 42% di gradimento. Il *Guardian*, in una recensione a due stelle, ha liquidato il ritorno della serie definendolo “lavoro sudicio e senza umorismo, una tortura pornografica ossessionata e al contempo disgustata dal lavoro sessuale”. Anche *Variety* si è spinta oltre, paragonando la visione a una “fan fiction divertente ma sconnessa”, dove momenti che ambirebbero a fotografare l’ipocrisia culturale americana vengono immediatamente smentiti da inquadrature voyeuristiche sui corpi delle attrici.

Non manca, tuttavia, chi prova a difendere l’operazione. The Times e The Independent hanno elogiato la scelta di ampliare la tela narrativa, definendo la serie “accecante” e capace di dipingere “un ritratto impietoso dell’America moderna”. In particolare, viene sottolineato come l’aver portato i personaggi fuori dall’adolescenza permetta di esplorare la “terrificante distesa della vita adulta” rappresentata dal deserto della California. Eppure, anche tra i commenti più benevoli, emerge il dubbio che senza il contesto angusto del liceo a tenere insieme le storie, il cast – per quanto talentuoso – galleggi in un vuoto narrativo fatto di eccessi fine a sé stessi.

Un cast invecchiato e un’eredità difficile da gestire

Gran parte del peso della narrazione ricade sulle spalle di Zendaya, la cui interpretazione di Rue viene unanimemente salvata dalle critiche. L’attrice, due volte Emmy Award per lo stesso ruolo, riesce a trasmettere il peso dei cinque anni di sofferenza e soprusi che la sua versione adulta si porta dietro. Ma non basta. Come osservato da *IndieWire*, la serie è invecchiata male proprio perché non riesce più a sorprendere: “Ha sempre flirtato con il nichilismo, ma non era mai apparsa così vuota spiritualmente e poco ambiziosa”. Manca quella carica dirompente che nel 2019 aveva scioccato il pubblico, mentre adesso i tentativi di provocare sembrano meccanici e, a tratti, patetici.

La gestione della memoria degli attori scomparsi rappresenta un altro capitolo delicato. Angus Cloud, morto nel 2023, non appare nelle nuove puntate, ma il suo personaggio (Fezco) è ancora vivo nella finzione: si scopre che sta scontando una pena detentiva in seguito all’irruzione della polizia nel finale della seconda stagione. Levinson ha dichiarato di aver voluto tenerlo in vita nello show per affidargli un “grande arco narrativo”, una scelta che ha suscitato reazioni contrastanti ma che testimonia la difficoltà di separare la finzione dalla realtà. Al netto delle polemiche e delle recensioni negative, la macchina promozionale continua a girare a pieno ritmo, con il primo episodio proiettato addirittura in anteprima al festival di Coachella pochi giorni prima del debutto ufficiale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.