La final four di Champions League a Istanbul è un derby tutto italiano in terra turca

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Redazione Sport Redazione Sport   -   ISTANBUL. La Ülker Sports and Event Hall, teatro della final four di Champions League femminile in programma sabato 2 e domenica 3 maggio, si appresta a vivere un fine settimana che, almeno sulla carta, rappresenta una sorta di remake aggiornato della sfida Italia-Turchia vista recentemente ai mondiali. E se il campo è occupato dalle migliori giocatrici del pianeta – suddivise equamente tra le due potenze del volley mondiale – il vero clou, quello che fa la differenza in ottica tattica e strategica, risiede in panchina. Perché nessuna delle quattro squadre in lizza è guidata da un tecnico locale; anzi, a dettare i cambi e gli schemi saranno unicamente quattro allenatori italiani, trasformando questa edizione in un inedito derby nostrano giocato sul Bosforo.

L’asse Italia-Turchia: quando la regia è tutta made in Italy

Se l’attenzione dei media è ovviamente catalizzata dalle atlete – come accade sempre in questi frangenti – la geopolitica della pallavolo europea ci racconta una storia leggermente diversa, più silenziosa ma altrettanto efficace. Da una parte del tabellone troviamo Daniele Santarelli, l’artefice del ciclo vincente della Prosecco Doc Conegliano, chiamato a gestire l’assenza pesante della centrale Cristina Chirichella; la giocatrice, infortunatasi gravemente al ginocchio nell’ultimo allenamento prima della partenza, ha riportato la lesione del legamento crociato anteriore, saltando così l’appuntamento europeo. Di fronte a lui, Giovanni Guidetti; il tecnico emiliano, ormai una vera e propria istituzione a Istanbul dopo quasi due decenni alla guida del VakifBank, conosce ogni centimetro del campo e probabilmente anche molte delle debolezze delle avversarie, avendo incrociato più volte Santarelli nelle finali che contano.

Ma il derby dei mister non si esaurisce certo qui. Dall’altra parte del bracket, a chiudere il cerchio, ci sono Marco Gaspari e Giulio Cesare Bregoli. Il primo, fresco del titolo mondiale conquistato con Scandicci, cerca la consacrazione definitiva sulla scena continentale dopo la finale persa lo scorso anno; il secondo, alla guida dell’Eczacibasi, rappresenta la classica new entry di lusso in un contesto dove l’esperienza internazionale, maturata anche sulla panchina della nazionale italiana femminile, non manca di certo. Il dato, al netto delle singole narrazioni, è inequivocabile: la scuola italiana non produce solo campionesse, ma anche strategi capaci di imporsi in qualsiasi latitudine, tanto che quattro dei sei titoli vinti dal VakifBank in Champions portano la firma proprio di Guidetti.

Conegliano-VakifBank: la sfida eterna tra due corazzate

La prima semifinale, in programma sabato alle 16.00 italiane, mette di fronte due autentiche bestie nere del volley europeo. È una rivalità, quella tra Conegliano e VakifBank, che ha segnato un’epoca: basti pensare che delle ultime dieci edizioni della Champions League, nove sono finite nelle bacheche di una delle due. Per le pantere venete, vincitrici delle ultime due edizioni, si tratta di difendere il titolo in un ambiente che sarà inevitabilmente caldo e ostile; la Ülker Sports Hall non è la casa abituale del Vakif, ma il pubblico turco spingerà come se lo fosse, creando quella che gli anglosassoni chiamano “dodicesima giocatrice”.

Le assenze giocano un ruolo cruciale in questo equilibrio: senza Chirichella, Santarelli deve rimescolare le carte nel reparto centrali, affidandosi a Marina Lubian e inserendo nella lista per la trasferta la giovanissima Zoe Airhienbuwa, classe 2009. Un’eventualità, questa, che nessuno avrebbe voluto considerare alla vigilia di un appuntamento così delicato. Dall’altra parte, Guidetti può contare su un roster profondo e abituato a vincere, con giocatrici che – da Gabi a Haak – hanno spesso varcato il confine tra i due club negli ultimi anni. Sarà una partita fisica, giocata sul muro e sulla battuta: due aspetti in cui le turche eccellono, ma dove le venete non sono certo seconde a nessuno.

Scandicci contro Eczacibasi: rivalità giovane e tanta sostanza

Nell’altra semifinale, fissata per le 19.00 di sabato, si scrive il primo vero capitolo di una rivalità che ha ancora i contorni sfumati ma il potenziale per diventare classica. La Savino Del Bene Scandicci, vicecampionessa d’Europa in carica, arriva a Istanbul forte del titolo mondiale vinto a fine 2025, un trofeo che ha dato una svolta mentale all’intero ambiente e che ha dimostrato come il progetto tecnico di Gaspari possa competere alla pari con i giganti del continente. Dall’altra parte dell rete, l’Eczacibasi di Bregoli è una delle formazioni più ricche e talentuose del panorama internazionale, nonostante in campionato si sia fermata in semifinale proprio contro il VakifBank.

La posta in palio è altissima, non solo per l’accesso alla finale di domenica, ma anche per quella sottile linea rossa che unisce le due società. Negli ultimi anni, i confronti sono stati pochi ma intensi: su tutti, l’eliminazione ai quarti di finale della stagione 2023-2024, dove l’Eczacibasi ebbe la meglio in entrambe le gare. Scandicci, però, non è più la squadra di due anni fa: la vittoria al mondiale per club ha cementificato un gruppo che ora sa di poter battere chiunque, e la presenza in regia di Maja Ognjenovic – vecchia conoscenza del club turco – aggiunge quel pizzico di astuzia in più che potrebbe fare la differenza nei momenti clou. Sarà una partita di nervi e di dettagli, perché tra squadre così forti è spesso l’episodio a decidere il verdetto.

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