Woolrich chiude la storica fabbrica, i lavoratori protestano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Woolrich chiude la storica fabbrica di Bologna e lascia senza lavoro decine di dipendenti coinvolti nella vertenza tra Bologna e Milano. La vicenda è raccontata con amarezza nella lettera firmata dai lavoratori, che descrivono tessuti, campioni e anni di attività finiti nella spazzatura. La protesta nasce dalla chiusura della sede e dal trasferimento annunciato dalla nuova proprietà del brand d’abbigliamento, con il coinvolgimento di circa un centinaio di persone tra le due città. Nei giorni della chiusura, nei corridoi vuoti dell’azienda resta la voce di chi ha vissuto per anni quella realtà.

La chiusura della sede Woolrich e la vertenza dei dipendenti

La chiusura della fabbrica Woolrich arriva dopo una vicenda iniziata a dicembre 2025, quando la nuova proprietà del marchio, la torinese BasicNet, ha annunciato il trasferimento di 109 persone da Bologna verso il nuovo quartier generale di Torino, oltre alle 30 persone coinvolte a Milano. La decisione ha aperto una vertenza che ha riguardato lavoratori con percorsi professionali costruiti all’interno dell’azienda. Alcuni dipendenti hanno poi sottoscritto i verbali di conciliazione nella sede di Confindustria, sulla base dell’accordo raggiunto a febbraio in Regione.

Il passaggio segnato dalla chiusura del quartier generale viene vissuto dai lavoratori come la conclusione di un periodo durato più di 40 anni. A Bologna, in via della Cooperazione, il presidio simbolico della protesta si lega al messaggio contenuto nella lettera diffusa dai dipendenti: “Non ci hanno rispettato”. Le parole raccolgono la delusione di chi vede cancellato il lavoro svolto negli anni e racconta la difficoltà di accettare una trasformazione che ha portato alla perdita del posto di lavoro per molte persone.

Il racconto dei lavoratori dopo la fine dello storico stabilimento

Tra le testimonianze emerge quella di Claudia Costa, 59 anni, una delle ex dipendenti più longeve dell’azienda, con quarant’anni di esperienza all’interno di Woolrich. Nel suo racconto rimane soprattutto il rimpianto per la mancanza di alternative che avrebbero potuto concedere più tempo ai lavoratori per organizzarsi. La dipendente descrive ciò che resta dell’azienda come uno spazio ormai svuotato, con armadi e scrivanie destinati a essere smantellati nei giorni successivi alla chiusura.

La storia di Woolrich a Bologna viene così raccontata dai lavoratori attraverso il contrasto tra il passato dell’azienda e il presente della sede chiusa. Il marchio, che secondo la testimonianza dei dipendenti aveva portato l’America a Bologna, lascia ora ambienti da svuotare e una lunga esperienza professionale interrotta. La lettera dei quasi 100 dipendenti coinvolti nella vertenza tra Bologna e Milano diventa il modo scelto per raccontare la loro amarezza e il peso di una conclusione arrivata dopo anni di lavoro.

La chiusura della storica fabbrica Woolrich rappresenta per i dipendenti un cambiamento profondo nella loro vita lavorativa. I lavoratori coinvolti hanno affidato alla lettera la descrizione di una storia che, a loro avviso, è stata chiusa senza il rispetto atteso. Dopo gli accordi e le conciliazioni firmate in seguito alla vertenza, negli spazi dell’azienda rimangono le tracce di un’attività che nei prossimi giorni verrà progressivamente smantellata.

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