Woolrich, presidio a Firenze: i lavoratori chiedono chiarezza sulla trattativa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre dentro la Fortezza da Basso di Firenze, cuore pulsante di Pitti Uomo, si celebra la rinascita del marchio Woolrich sotto la nuova proprietà di BasicNet, all'esterno si dipana un'altra storia, fatta di incertezze e timori per il futuro. Una cinquantina di dipendenti, giunti da Bologna e Milano, hanno inscenato un presidio silenzioso ma visibile, un contrappunto necessario alla narrazione della moda, per portare all'attenzione del pubblico, quello internazionale e chic del salone, la loro vertenza. La volontà del gruppo, infatti, è quella di trasferire a Torino le sedi, con il conseguente spostamento forzato dei 160 addetti totali, una mossa che le organizzazioni sindacali interpretano senza mezzi termini come un "licenziamento collettivo mascherato". Un'accusa grave, che grava sull'atmosfera del rilancio, e che riporta la discussione su un piano ben più concreto di quello dello stile.

La strategia aziendale e le preoccupazioni dei dipendenti

BasicNet, che ha acquisito il ramo europeo del brand per novanta milioni di euro, punta a valorizzarne l'heritage, l'archivio storico che ne fonda l'identità outdoor, e Pitti Uomo rappresenta il primo, fondamentale banco di prova per testare le reazioni del mercato. Lorenzo Boglione, amministratore delegato del gruppo, ha parlato di una volontà di "tutelare i dipendenti", assicurando che la procedura di trasferimento è al momento sospesa in attesa dell'incontro con le parti sociali. Tuttavia, i lavoratori, sostenuti da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, rimangono in allerta, consci del fatto che un cambiamento di sede così radicale, da Bologna e Milano verso un'unica località a oltre trecento chilometri di distanza, di fatto preclude la possibilità per molti di confermare il proprio posto. Il trasferimento, presentato come una mera riorganizzazione, cela dunque, secondo la loro prospettiva, conseguenze occupazionali pesantissime, che rischiano di tradursi in un esodo forzato.

La sospensione della procedura e il tavolo decisivo

La replica ufficiale dell'azienda, che parla di una "procedura sospesa", ha temporaneamente allentato la tensione ma non ha sciolto i nodi fondamentali della questione. La protesta fiorentina, per quanto pacifica, serve proprio a mantenere gli "occhi aperti" sul processo negoziale, impedendo che la vicenda scivoli nel dimenticatoio o venga risolta in fretta, lontano dai riflettori. Il presidio, seppur contenuto nel numero, ha un alto valore simbolico: scegliere Pitti Uomo come palcoscenico significa parlare non solo al proprio datore di lavoro, ma a tutta la filiera della moda, chiamata implicitamente a riflettere sui costi umani che a volte si celano dietro le operazioni finanziarie e i rebranding. L'appello lanciato dai manifestanti – "Aiutateci, no a licenziamenti mascherati" – è un grido di allarme che travalica i confini della singola vertenza.

La posta in gioco per il futuro del brand

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