L’accordo Usa-Ue sui dazi e gli aiuti a Gaza, mentre le Dolomiti soffocano dal turismo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La lunga trattativa sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea ha trovato una conclusione, almeno temporanea, con un compromesso che il Financial Times non esita a definire una «capitolazione» europea. Donald Trump, che ha imposto un’aliquota generalizzata del 15% – fatta eccezione per l’acciaio, soggetto a quote – ha ribadito con toni trionfalistici che si tratterebbe del «più grande accordo mai raggiunto», annunciandolo dal suo resort scozzese di Turnberry al termine dell’incontro con Ursula von der Leyen. Ma se Washington può vantare un successo, Bruxelles paga lo scotto di una risposta tardiva, a differenza di Canada e Cina, che avevano reagito con maggiore determinazione ai primi dazi annunciati già ad aprile.

Quella che Trump descrive come una vittoria «fantastica per entrambe le parti» nasconde in realtà un impatto significativo sull’economia europea. Sebbene le tariffe siano inferiori al 30% originariamente minacciato, l’effetto sui settori industriali rimane pesante, e nulla garantisce che questa sia l’ultima mossa di una guerra commerciale iniziata con il Liberation Day. L’accordo, oltre alle misure doganali, include clausole sugli acquisti di gas americano e sugli investimenti transatlantici, ma lascia aperti interrogativi sulla tenuta delle relazioni commerciali nel medio periodo.

Intanto, in Medio Oriente, una «pausa tattica» dichiarata dall’esercito israeliano ha permesso l’attivazione di corridoi umanitari verso Gaza, dove gli aiuti stanno finalmente raggiungendo la popolazione stremata. L’operazione, seppure limitata nel tempo, rappresenta una tregua parziale in un conflitto che continua a mietere vittime, anche se le organizzazioni internazionali denunciano ritardi e ostacoli nella distribuzione dei beni di prima necessità.

Sul fronte interno, l’Alto Adige si prepara all’ennesima ondata di turisti diretti verso le Dolomiti, con l’avvicinarsi di agosto. L’invasione estiva, se da un lato alimenta l’economia locale, dall’altro rischia di soffocare territori già fragili dal punto di vista ambientale, sollevando proteste tra residenti e associazioni che chiedono interventi per regolamentare i flussi. Un problema non nuovo, ma che ogni anno si ripropone con maggiore urgenza, mentre le amministrazioni cercano soluzioni per conciliare sviluppo e sostenibilità.

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