Myanmar, tra terremoto e guerra: il bilancio peggiora mentre continuano le scosse
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Redazione Esteri
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Le immagini satellitari mostrano un Paese trasformato, dove interi quartieri sono stati cancellati in pochi istanti dal sisma di magnitudo 7.7 che venerdì ha colpito il Myanmar, provocando almeno 1.700 morti accertati e lasciando sotto le macerie migliaia di dispersi. Le scosse di assestamento, l’ultima delle quali – di 5.1 – registrata alle 9.30 di oggi presso Naypyidaw, complicano i soccorsi e alimentano la paura tra la popolazione, già stremata da anni di guerra civile. A Mandalay, ieri, una donna è stata estratta viva dai detriti di un condominio crollato dopo trent’ore di ricerche, ma simili miracoli restano eccezioni in un contesto in cui i soccorritori, privi di attrezzature adeguate, faticano a raggiungere le zone più colpite.
Quello che oggi appare come un evento catastrofico senza precedenti era stato previsto con inquietante precisione già nel 2011, quando un team di ricercatori giapponesi e birmani aveva identificato una "lacuna sismica" lungo la Faglia di Sagaing, pronosticando un terremoto di magnitudo prossima a 7.9. I loro studi, allora quasi ignorati, avevano anche segnalato il rischio di liquefazione del terreno – fenomeno che spiega i crolli a distanza, persino a Bangkok – e la possibilità di uno tsunami nel Golfo del Bengala. Se le autorità avessero agito su quegli avvertimenti, forse il bilancio sarebbe stato diverso.
Intanto, mentre la terra non smette di tremare, il governo ombra dell’opposizione democratica ha annunciato una tregua unilaterale di due settimane, sospendendo i combattimenti contro la giunta militare. Una decisione che però non sembra aver fermato i bombardamenti dell’esercito, il quale continua a colpire le aree ribelli nonostante l’emergenza umanitaria in corso.




