Hamas, Hezbollah e Houthi: il ruolo dei proxy iraniani nel nuovo scenario mediorientale
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Redazione Esteri
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Nel complesso mosaico geopolitico del Medio Oriente, dove le alleanze si intrecciano e i conflitti si moltiplicano a specchio, l’Iran continua a muoversi attraverso una rete di gruppi armati che agiscono come suoi prolungamenti strategici. Hamas, Hezbollah e gli Houthi, seppur con obiettivi eterogenei, rimangono strumenti fondamentali per Teheran, che li utilizza per esercitare pressione senza impegnarsi direttamente in uno scontro frontale.
Mentre Israele risponde con raid mirati, come quello che ha distrutto cinque elicotteri iraniani AH-1 a Kermanshah — operazione giustificata dal generale Effie Defrin come risposta a un tentativo di abbattere un aereo israeliano —, le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aggiungono ulteriore incertezza. «Attaccare l’Iran? Potrei farlo oppure no», ha affermato, lasciando aperto ogni scenario. Dal canto suo, la Guida Suprema Ali Khamenei ha replicato con un monito: «Se ci attaccano, subiranno danni irreparabili».
Intanto, i media iraniani, tra cui l’agenzia Fars, vicina ai Pasdaran, hanno smentito le voci — diffuse da fonti israeliane — secondo cui Khamenei sarebbe stato preso di mira. Un’ipotesi che, se confermata, avrebbe segnato un’escalation senza precedenti. Nel frattempo, i lanci missilistici da parte di Teheran non accennano a fermarsi, confermando una strategia che punta a mantenere alta la tensione.




