Ozzy Osbourne muore a 76 anni: l'ultimo saluto a Birmingham tra fiori e note
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La musica piange Ozzy Osbourne, icona indiscussa dell’heavy metal e voce indimenticabile dei Black Sabbath, spentosi oggi all’età di 76 anni. La famiglia, in un comunicato asciutto e carico di dolore, ha confermato la scomparsa, avvenuta in casa, circondato dai propri cari. Era dal 2020 che l’artista, da tempo affetto dal morbo di Parkinson, aveva ridotto le apparizioni pubbliche, senza però rinunciare a quel legame viscerale con il palco che lo aveva reso una leggenda.
Proprio a Birmingham, città natale e culla della sua storia artistica, si era consumato l’ultimo, emozionante addio. Il 5 luglio scorso, infatti, Ozzy aveva salutato i fan con un concerto-tributo, annunciato come l’ultimo della sua carriera. Migliaia di persone avevano riempito le strade, trasformando la serata in un abbraccio collettivo, tra riff distorti e quella voce graffiante che aveva segnato un’epoca. Non mancava, ovviamente, un riferimento a uno degli episodi più celebri – e grotteschi – della sua vita: il morso inferto a un pipistrello durante un live, scambiato per un giocattolo e finito con una corsa all’antirabbica. Un aneddoto che, come altri, contribuì a costruire il mito del "Principe delle Tenebre".
A poche ore dalla notizia della morte, i fan hanno iniziato a radunarsi nei luoghi simbolo della città. Al Black Sabbah Bridge, dove una panchina e un murale lo ritraggono in pose iconiche, qualcuno ha posato fiori, altri hanno lasciato biglietti, molti hanno semplicemente ascoltato le sue canzoni in silenzio. Tra le note di "Black Sabbath", brano che nel 1970 diede il via a tutto, e quelle di "Mama, I’m Coming Home", struggente dichiarazione di fragilità, la scena è diventata un memoriale improvvisato.
La sua carriera, costellata di eccessi e rinascite, ha attraversato decenni senza perdere smalto. Dai primi anni con i Sabbath, capaci di definire i contorni di un genere, alla carriera solista, Ozzy ha incarnato lo spirito ribelle del rock, finendo per influenzare intere generazioni di musicisti. E se le cronache nere hanno talvolta messo in ombra il talento – come nei casi legati a episodi di tossicodipendenza o alle polemiche su presunti messaggi subliminali nei dischi –, oggi è la musica a parlare per lui. Quella stessa musica che, tra riff apocalittici e melodie inaspettate, ha scritto pagine indelebili.




