Addio a Ozzy Osbourne, la voce dei Black Sabbath che ha sfidato i demoni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non aveva mai smesso di lottare, né contro i suoi fantasmi né per la musica. Ozzy Osbourne, il "Principe delle Tenebre" la cui carriera ha attraversato oltre mezzo secolo di heavy metal, è morto ieri a 76 anni, stroncato dalle complicazioni del Parkinson e di altre patologie. A soli diciassette giorni dal suo ultimo concerto, Back to the Beginning, tenutosi il 5 luglio al Villa Park di Birmingham – lo stesso stadio che negli anni ’70 vide nascere i Black Sabbath –, Osbourne ha chiuso per sempre gli occhi, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del rock.
Quella serata, che lui stesso aveva definito un "funerale in anticipo", era stata un ritorno alle origini, un abbraccio ideale alla città che lo aveva cresciuto e alla folla che lo aveva acclamato per decenni. Seduto su un trono nero, circondato da simboli macabri e dall’energia grezza dei suoi compagni storici, aveva salutato i fan con la stessa voce graffiante che lo aveva reso un’icona. Un’immagine potentissima, che ora diventa il suo testamento artistico.
La sua vita, costellata di eccessi e rinascite, era stata un continuo oscillare tra luce e ombra. Dalle prime esibizioni con i Sabbath, che rivoluzionarono il rock dando vita al metal, alla carriera solista segnata da successi come Crazy Train e Mr. Crowley, fino alla trasformazione in personaggio televisivo con The Osbournes, Ozzy aveva sempre sfidato i limiti, sia musicali che personali. Le sue battaglie contro dipendenze e problemi di salute – incluso un incidente quasi fatale nel 2003 – non avevano mai spento la sua voglia di performare, nemmeno quando il corpo gli imponeva di rallentare.
I tributi, oggi, si sprecano. Dai colleghi storici come Tony Iommi ai nuovi eredi del metal, in molti ricordano non solo il musicista, ma l’uomo capace di trasformare le proprie fragilità in arte. Quello che per alcuni era un "mostro" per via di gesti plateali – come il morso a un pipistrello sul palco – per altri era semplicemente un artista genuino, che non aveva mai preteso di essere un modello.




