Ozzy Osbourne, dai Black Sabbath a Minghi: il ricordo dei fan italiani
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che Ozzy Osbourne, scomparso il 22 luglio a 76 anni, fosse un’icona del rock non è certo una novità. Ma che persino Amedeo Minghi, autore di melodie come Vattene Amore, avesse cantato i suoi brani nelle cantine romane da giovane, è un dettaglio che pochi avrebbero immaginato. Lo ha rivelato lo stesso Minghi su Facebook, ricordando come, negli anni della gioventù, quelle note fossero già un cult. «Li cantavo nelle cantine romane, come era in uso allora», ha scritto, senza nascondere l’ammirazione per il “principe delle tenebre”, la cui voce ha segnato intere generazioni.
La malattia di Parkinson, contro cui Ozzy combatteva da tempo, non gli aveva impedito di regalare un’ultima esibizione ai fan lo scorso 5 luglio a Birmingham, città simbolo per i Black Sabbath. Soffriva di una rara forma legata al gene PRKN, che influisce sulla produzione della proteina parkina, ma nonostante questo aveva continuato a esibirsi, dimostrando una resistenza fuori dal comune. La sua carriera, del resto, era stata sempre così: una sfida continua, tra eccessi e rinascite.
Dalle droghe al famoso episodio del pipistrello morso sul palco, la vita di Osbourne è stata un susseguirsi di momenti fuori dagli schemi. La sitcom The Osbournes lo aveva reso un personaggio pop anche oltre la musica, mostrandolo nella sua quotidianità, tra la moglie Sharon – manager e colonna della sua carriera – e i figli Kelly e Jack. E proprio Kelly, due giorni prima della morte, ha condiviso un video che lo ritrae sorridente durante una colazione in famiglia, con il nipotino Sidney accanto. Le cuffie sulle orecchie, lo sguardo concentrato sull’iPad, quel «buongiorno» affettuoso alla telecamera: un’immagine semplice, che però racchiudeva tutto l’affetto di cui era circondato.




