Kiev al gelo, Zelensky chiede aiuti mentre la Corte dell’Aja accusa Mosca di crimini di guerra

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre un inverno particolarmente rigido stringe nella sua morsa l’Ucraina, gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ripropongono, con una crudeltà metodica, una strategia che affonda le sue radici nelle prime fasi del conflitto. Già nel 2022, infatti, milioni di ucraini furono costretti a trascorrere i mesi più freddi al buio e senza riscaldamento, una condizione che, secondo le autorità di Kiev, si è riproposta quest’anno con un’intensità senza precedenti. L’offensiva contro la rete elettrica e termica, pertanto, non costituisce una novità assoluta né, come talvolta si argomenta in certi dibattiti, una semplice risposta tattica ai raid ucraini su obiettivi in territorio russo; piuttosto, si configura come un capitolo persistente di una guerra che ha nei civili un bersaglio reiterato.

I mandati dell’Aja e l’accusa di un piano sistematico

Proprio questa sistematicità è al centro dei provvedimenti giudiziari internazionali. Il 25 giugno 2024 la Corte penale internazionale dell’Aja ha emesso due mandati d’arresto per l’ex ministro della Difesa russo e per il capo di Stato maggiore, accusandoli di crimini di guerra e contro l’umanità. Le imputazioni, nello specifico, riguardano la presunta direzione di attacchi mirati contro la popolazione civile e contro edifici privi di qualunque funzione militare, come abitazioni, scuole, ospedali e, non a caso, le centrali elettriche. Una tela accusatoria che delinea, nelle intenzioni dei magistrati, non episodi sporadici ma una condotta coordinata e pianificata, volta a infliggere sofferenze inaudite attraverso l’arma del gelo e dell’oscurità.

La minaccia incombente e la richiesta di difese aeree

La pericolosità immediata di queste operazioni militari è stata resa tangibile da un episodio occorso nella capitale, dove artificieri della polizia hanno dovuto neutralizzare la testata inesplosa di un missile balistico Iskander-M. Il proiettile, del peso di circa mezza tonnellata, si era conficcato nel quartiere Dnipro, a poca distanza da palazzi residenziali e da una stazione di servizio, rappresentando una minaccia gravissima per chiunque si trovasse nelle vicinanze. Dinanzi a simili scenari, il presidente Volodymyr Zelensky ha rinnovato con urgenza, in un recente appello alle potenze alleate, la richiesta di un potenziamento sostanziale delle difese aeree. La protezione dello spazio ucraino dai bombardamenti, secondo Kiev, è diventata una priorità inderogabile per scongiurare il collasso del sistema energetico nazionale e per garantire la sopravvivenza stessa della popolazione durante l’inverno.

Il quadro diplomatico e le posizioni di Mosca

Sullo sfondo di queste drammatiche vicende belliche, il portavoce del Cremlino ha fornito una lettura degli sviluppi diplomatici, commentando il ruolo degli Stati Uniti nel tentativo di avviare un negoziato. Secondo quanto riferito, infatti, Washington starebbe “correndo contro il tempo” nel suo sforzo di mediazione, dimostrando una certa fretta che a Mosca appare comprensibile. La stessa fonte, inoltre, ha escluso in modo netto che la Russia intavoli mai discussioni con l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, marcando una distanza che sembra precludere, almeno nel breve termine, canali di dialogo alternativi. Si delinea così un contesto in cui le azioni sul campo, caratterizzate da una violenza che le inchieste giudiziarie cercano di qualificare e punire, si intrecciano a dinamiche diplomatiche complesse, mentre la vita dei civili ucraini continua a dipendere dalla fragilità di una linea elettrica o dall’efficacia di un sistema antimissile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.