Addio a Marco Bonamico, il marine del basket che ha saputo conquistare il mondo
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Redazione Sport
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Se n’è andato nella notte Marco Bonamico, a 68 anni, dopo una battaglia contro la malattia che lo ha privato dell’organo che più di altri sembrava simboleggiare il suo carattere: il fegato. Campione indimenticabile, cavaliere dello sport e uomo dalla tempra eccezionale, ha lasciato un vuoto che va ben oltre i confini della pallacanestro. Genovese di nascita ma cittadino del mondo per vocazione, Bonamico ha vissuto la vita come un’avventura, combattendo con la stessa determinazione che lo ha reso un simbolo, sia in campo che fuori.
Renato Villalta, suo storico compagno di squadra nella Virtus Bologna e in Nazionale, non nasconde il dolore. «Non ho perso solo un amico. Oggi piango un fratello», ha confessato, ricordando i giorni trascorsi insieme, «senza invidie», divisi tra vittorie e sconfitte. Quello tra i due era un legame che superava lo sport, fatto di complicità e confronto, anche quando si trattava di decidere chi avrebbe indossato la maglia numero 10. «Ce la giocammo a testa o croce», ha raccontato Villalta, sottolineando come Bonamico, nonostante l’immagine di «marine» che lo precedeva, fosse in realtà un uomo capace di dialogare di tutto, non solo di basket.
A confermare questa profondità umana è anche Dan Peterson, storico allenatore che di Bonamico ha detto: «Per me è come aver perso un figlio». Peterson, con voce rotta dall’emozione, ha ricordato gli esordi di un giocatore che, pur con la fama di durezza, sapeva mostrare una sensibilità inaspettata. «Spiegare quanto ho amato Marco è un debito che non potrei mai saldare», ha ammesso, definendolo «una gioia da allenare», nonostante le sfide che il suo carattere a volte poneva.




