Bologna dice addio a Marco Bonamico, il "Marine" della Virtus
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Redazione Sport
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La chiesa di San Girolamo, gremita fino a debordare sul piazzale della Certosa, ha accolto ieri l’ultimo saluto a Marco Bonamico, storico giocatore della Virtus Bologna scomparso a 68 anni dopo una malattia improvvisa. Tra la folla, accorsa per rendere omaggio a uno dei simboli del basket italiano, spiccavano volti noti dello sport, da Dino Meneghin a Renato Villalta, compagni di quelle imprese che negli anni ’80 portarono la Nazionale sul podio olimpico e alla vittoria di un Europeo.
Il sacerdote, congedandosi, ha pronunciato parole semplici ma cariche di affetto: «Marco, buon viaggio, e lassù nel cielo ricordati di noi», mentre un applauso spontaneo risuonava tra i presenti. Non solo tifosi, ma anche ex avversari e colleghi – molti dei quali, per statura e fama, difficili da non riconoscere – hanno punteggiato una cerimonia che ha unito generazioni di appassionati. Villalta, legato a Bonamico da un’amicizia che andava oltre il parquet, ha parlato di «un fratello perduto», sintetizzando il vuoto lasciato da un uomo ricordato tanto per le gesta sportive quanto per la lealtà umana.
Bologna, città che lo aveva adottato e celebrato come bandiera della Virtus, ha mostrato il volto di un lutto condiviso, con messaggi e presenze che hanno travalicato i confini regionali. Persino chi, come Ettore Messina, lo aveva incrociato da allenatore, ha sottolineato «l’impronta indelebile» lasciata da un atleta capace di coniugare rigore e generosità.




