L'Italia di Gattuso vince in Moldova ma fatica, decisive le punte di Mancini e Pio Esposito

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'Italia, che sotto la guida di Gennaro Gattuso continua a mietere successi, ha archiviato la trasferta moldava con un risultato di 2-0, il quinto consecutivo con il nuovo commissario tecnico in panchina, pur consegnando ai propri tifosi una prestazione opaca, costellata di incertezze e di una palpabile fatica offensiva. Per lunghi tratti, l'azione degli Azzurri è apparsa priva di quel mordente e di quella qualità necessari a scardinare con prontezza il compatto schieramento avversario, il quale, nonostante il divario tecnico, è riuscito a mantenere la porta inviolata fino a pochi minuti dalla fine, obbligando la Nazionale a un estenuante assedio, caratterizzato più dalla sterilità che dalla pericolosità.

Il gol della liberazione arriva solo nel finale

Sono stati necessari ottantotto minuti di gioco, durante i quali si sono alternate fasi di dominio territoriale a momenti di noia mortale, per vedere finalmente vibrare le reti della modesta formazione moldava. A sbloccare un incontro che sembrava avviato verso un pareggio amaro, il quale, per una squadra del calibro dell'Italia, avrebbe rappresentato un esito imbarazzante, è stato il difensore Gianluca Mancini, il quale ha finalizzato di testa un cross preciso e insidioso arrivato dal fianco sinistro. A servirglielo, con un'azione che ha dimostrato tutta la sua efficacia, è stato Federico Dimarco, entrato nel corso della partita al posto di Andrea Cambiaso e capace di portare, con il suo gesto tecnico, quella sterzata decisiva che per larga parte della gara era mancata.

Pio Esposito chiude i conti, il turnover pesa come un macigno

Il raddoppio, che ha solo formalizzato la superiorità azzurra sul tabellino dei risultati, è giunto in pieno recupero, siglato ancora con un colpo di testa, questa volta da parte del giovane Pio Esposito. Anche in questo caso, l'autore della rete era subentrato a partita in corso, prendendo il posto di Raspadori, e ha saputo sfruttare un'altra fornitura dal fondo, stavolta opera di Politano, confermando una certa propensione a rendersi pericoloso nell'area di rigore nonostante la giovane età. La difficoltà incontrata contro una squadra tecnicamente inferiore, che ha costretto a ricorrere in maniera determinante ai giocatori dalla panchina, solleva nondimeno più di una riflessione sull'eccessivo turnover operato, il quale ha impedito alla squadra di trovare fluidità e ha fatto correre all'undici italiano dei rischi inutili, mettendone in luce le fragilità in fase di costruzione del gioco.

Un successo che non nasconde le criticità

Al di là del risultato positivo, che permette di proseguire il cammino nelle qualificazioni mondiali, la partita di Chisinau ha lasciato in eredità delle ombre piuttosto marcate, evidenziando come la vittoria, per quanto importante, non possa e non debba celare le carenze emerse in campo. L'episodio individuale, seppur decisivo, ha infatti messo una pezza su una prestazione collettiva al di sotto delle aspettative, salvando la formazione da quella che sarebbe stata la terza prestazione deludente in un arco di tempo relativamente breve, dopo le sconfitte rimediate contro Svizzera e Norvegia. La mancanza di gamba, di velocità nell'impostazione delle manovre e di quella cattiveria agonistica per forzare le difese avversarie rappresentano, in definitiva, i veri nodi da sciogliere per una squadra che, sebbene vincente, deve ancora ritrovare una piena identità di gioco.

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