Il drone, l'allarme e le smentite: il caos dell'attentato a Zelensky

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un attacco al negoziato. Un attentato diretto a Zelensky. Una bufala montata ad arte. Dopo che il premier norvegese Jonas Gahr Store ha informato il mondo che un drone russo ha sfiorato mercoledì l'aereo del presidente ucraino mentre era in viaggio verso Oslo, reazioni e interpretazioni si sono accavallate l'una all'altra. Tra i pro ucraini e i filorussi è partita la solita campagna a colpi di propaganda che va oltre la realtà dei fatti, con accuse, difese e parole in libertà.

La ricostruzione di Kiev e l'allarme di Oslo

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha poi rincarato la dose nel corso di un'intervista a CBS News, sostenendo che la Russia ha preso di mira il suo aereo presidenziale due volte nelle ultime settimane. Secondo il racconto del leader ucraino, il primo episodio si è verificato il 9 settembre durante il decollo da Chisinau, in Moldova, proprio mentre il velivolo si dirigeva verso la Norvegia.

«In Moldova c'era il mio aereo presidenziale, ed è per questo che hanno attaccato la Moldova», ha dichiarato Zelensky, aggiungendo che la situazione si è ripetuta al ritorno, quando l'aereo è transitato nuovamente attraverso lo spazio aereo moldavo. Il presidente ucraino non ha nascosto di credere che l'azione fosse parte di una strategia russa di intimidazione nei suoi confronti e nei confronti dei leader stranieri.

Le distanze e le versioni che non coincidono

A gettare acqua sul fuoco ci hanno pensato però le autorità moldave, che hanno fornito una ricostruzione parzialmente diversa dell'accaduto. Il portavoce del governo di Chisinau, Dumitru Ciorici, ha spiegato che il volo di Zelensky è stato semplicemente ritardato a causa della temporanea chiusura dello spazio aereo, disposta dopo l'avvistamento di un drone. Ciorici ha tenuto a precisare che non c'è stata «alcuna minaccia diretta» per l'aereo, il quale è rimasto a terra per tutto il periodo di chiusura dello spazio aereo.

Stando ai dati ufficiali moldavi, il drone è caduto ed esploso a circa 160 chilometri dall'aeroporto internazionale di Chisinau, una distanza che difficilmente può essere definita un «quasi incidente».

La posizione del Cremlino e le accuse di propaganda

Il Cremlino, dal canto suo, ha respinto con fermezza qualsiasi ipotesi di minaccia. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che non c'è stata alcuna minaccia per l'aereo di Zelensky e che la questione era «effimera», una circostanza che, ha sottolineato, sarebbe stata riconosciuta dagli stessi ucraini. Peskov ha anche approfittato dell'occasione per attaccare quella che ha definito una «ondata di accuse infondate» da parte dei governi occidentali, sostenendo che simili dichiarazioni finiscono per non essere più prese in considerazione.

Mosca ha più volte respinto le accuse di coinvolgimento in violazioni dello spazio aereo di diversi paesi europei, definendole prive di prove convincenti.

Il contesto bellico e gli attacchi nel Dnipropetrovsk

Mentre le cancellerie si scambiavano accuse e smentite, sul terreno la guerra non ha concesso tregua. Nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, le forze russe hanno continuato a colpire con droni e artiglieria, prendendo di mira in particolare i distretti di Nikopol e Synelnykove. Le autorità locali hanno riferito di danni a infrastrutture civili, case private e mezzi di trasporto, con diversi feriti tra la popolazione.

Un attacco condotto con droni FPV ha danneggiato un autobus di linea, provocando vittime e feriti, mentre la contraerea ucraina ha riferito di aver abbattuto diversi velivoli senza pilota nella zona.

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