Falso attentato a Zelensky: il drone russo non minacciò il suo aereo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presunto attentato a Zelensky con un drone russo in Moldavia non è mai avvenuto nelle modalità inizialmente raccontate: il velivolo del presidente ucraino non era stato sfiorato durante il decollo e non risultava nel punto dell’incursione. L’allarme era nato dopo la segnalazione di un drone entrato nello spazio aereo moldavo mentre Volodymyr Zelensky si trovava a Chisinau, prima della partenza verso la Norvegia. Le verifiche successive hanno ricostruito una dinamica diversa rispetto alle prime ricostruzioni circolate sui media.

Il drone russo e la ricostruzione dell’allarme in Moldavia

L’episodio ha riguardato effettivamente l’ingresso di un drone russo nello spazio aereo della Moldavia, ma la posizione del velivolo senza pilota non coincideva con quella dell’aereo presidenziale. Secondo le ricostruzioni delle autorità, il drone era precipitato nella zona di Mihailenii Vechi, a circa 160 chilometri dall’aeroporto internazionale di Chisinau, mentre il volo con a bordo Zelensky era ancora fermo sulla pista.

La chiusura temporanea dello spazio aereo moldavo aveva provocato ritardi nelle operazioni aeroportuali e anche la partenza del presidente ucraino era stata rinviata fino alla conclusione dell’emergenza. Le autorità avevano individuato una violazione dello spazio aereo nazionale attribuita a un drone di tipo Shahed, ma gli elementi raccolti non hanno confermato un attacco diretto contro l’aereo di Zelensky.

Le dichiarazioni che hanno alimentato il caso

A far crescere l’attenzione internazionale era stata soprattutto la dichiarazione del primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, secondo cui l’aereo del presidente ucraino sarebbe stato quasi colpito da un drone mentre lasciava la Moldavia. La frase aveva trasformato un episodio di sicurezza aerea in un possibile tentativo di attentato contro il leader di Kiev, alimentando reazioni politiche e mediatiche in Europa.

Le successive ricostruzioni hanno ridimensionato quella lettura. Fonti ucraine e moldave hanno confermato l’incursione del drone e il blocco temporaneo dei voli, ma hanno distinto il pericolo generale rappresentato dal passaggio del velivolo dalla presenza di una minaccia concreta per il jet presidenziale. Il Cremlino ha negato che ci sia stata una situazione di pericolo per l’aereo di Zelensky.

Il nodo della sicurezza dei cieli europei

La vicenda ha riportato l’attenzione sulla vulnerabilità dello spazio aereo nei Paesi vicini al conflitto ucraino. La Moldavia, che confina con l’Ucraina e si trova a poca distanza dalla Romania, membro della Nato, ha registrato negli ultimi anni diversi episodi legati alla presenza di droni provenienti dall’area di guerra.

L’incursione ha coinvolto anche la Romania, dove il drone era entrato prima di rientrare nello spazio aereo moldavo, facendo scattare procedure di monitoraggio. Le autorità hanno successivamente analizzato i frammenti recuperati sul luogo della caduta per identificare con maggiore precisione il modello del velivolo e il suo equipaggiamento.

Il caso ha inoltre alimentato il confronto politico sulla difesa europea e sulla necessità di proteggere infrastrutture e rotte civili dagli effetti della guerra. L’episodio si è inserito nel dibattito sulle capacità di risposta dei Paesi dell’Est Europa davanti all’utilizzo crescente di droni d’attacco nelle operazioni militari.

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