Il ritorno di Kratos in Grecia passa da un nuovo sistema di combattimento e dal ritorno di una voce storica
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Le voci di corridoio, si sa, spesso si rivelano fondate, e quelle che circolano in queste ore attorno al progetto di God of War Trilogy Remake sembrano avere il sapore della concretezza. A gettare benzina sul fuoco della curiosità dei fan è stato niente meno che Christopher Judge, l’attore che ha prestato volto e voce al Kratos norreno dei due capitoli più recenti, il quale, nel corso di un incontro con i fan durante quella che sembra essere una fiera o un evento espositivo — le immagini lo ritraggono seduto a un tavolo per autografi e foto — ha rilasciato alcune dichiarazioni destinate a far discutere la community per parecchio tempo. Judge, intercettato da uno YouTutor, ha parlato del progetto di Santa Monica Studio, rivelando dettagli che vanno ben oltre la semplice conferma dell’esistenza del gioco.
Il nodo centrale dell’intervento di Judge riguarda la struttura del gameplay: il rifacimento della trilogia originale, quella ambientata nella Grecia mitologica, non si limiterà a un semplice restauro grafico o a una risoluzione più alta. Stando alle sue parole, gli sviluppatori avrebbero intenzione di introdurre un sistema di combattimento completamente nuovo, discostandosi in maniera sostanziale dalle meccaniche che avevano reso celebre il brand agli albori. Non si tratterebbe quindi di una riproposizione in chiave moderna dei classici scontri con le doppie lame incatenate, ma di una rielaborazione profonda, di una "nuova tecnologia" applicata al codice di lotta, una scelta che, se confermata, andrebbe a modificare in modo piuttosto radicale il feeling di gioco rispetto ai titoli del 2005, 2007 e 2010. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: quanto questa nuova direzione combattiva si avvicinerà allo stile più ragionato e "camera sulla spalla" dei due capitoli recenti? Difficile dirlo con certezza, ma l'indizio gettato da Judge è troppo pesante per essere ignorato.
Parallelamente alla questione del combat system, l’attore ha chiarito un altro punto cruciale, forse il più delicato per i veterani della serie: la voce di Kratos. Christopher Judge non presterà la sua interpretazione in questi remake. Il testimone, o forse sarebbe più corretto dire il microfono, passerà di nuovo a TC Carson, l’interprete originale dello spartano nella trilogia classica e negli spin-off dell’epoca. Un ritorno alle origini, questo, che profuma di rispetto per la tradizione, considerando che Carson era stato sostituito proprio con l’arrivo di Judge nel soft-reboot del 2018. La presenza di Carson, peraltro già anticipata nel teaser trailer dello State of Play, sembra voler garantire una continuità emotiva e interpretativa con i vecchi capitoli, anche se il contorno tecnico, come il nuovo sistema di combattimento, sarà proiettato verso il futuro. Insomma, si tratterà di un'operazione complessa, volta a bilanciare nostalgia e innovazione.
E mentre l’attenzione dei media è catalizzata dai riflettori sui remake, un’altra produzione legata al franchise, God of War: Sons of Sparta, sta facendo parlare di sé, ma per ragioni diametralmente opposte. Uscito a sorpresa in contemporanea con l’annuncio della trilogia rimasterizzata, questo Titolo che si presenta come un metroidvania in 2.5D con protagonista un giovane Kratos, sta incontrando non poche difficoltà con la critica specializzata. Al momento in cui si scrive, la media voti su Metacritic si attesta intorno al 68, un dato che lo rende il capitolo con il punteggio più basso dell'intera saga, inferiore persino a God of War: Ascension. Chi ha avuto modo di recensirlo parla di un prodotto ben confezionato sotto il profilo tecnico, ma che fatica a emergere in un genere, quello dei metroidvania, saturo di produzioni di altissimo livello: non eccelle in alcun aspetto particolare, risultando a tratti poco coinvolgente e forse troppo legato a una formula che non gli appartiene del tutto.




