La notte di nuovo sotto le macerie a Ali al Salem: colpiti i serbatoi, 239 italiani lasciano il Kuwait
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Redazione Esteri
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Il secondo attacco, che ha preso di mira i depositi di carburante innescando un vasto incendio, ha reso ormai insostenibile la permanenza del contingente italiano in quella che, da una settimana, è diventata una linea del fronte. Dei 321 militari dispiegati nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”, 239 sono già stati trasferiti in Arabia Saudita. Una parziale evacuazione, quella disposta dal ministero della Difesa, che lascerà sul posto solo 82 unità: il nucleo indispensabile a garantire una presenza, seppur minima, in una base che continua a subire attacchi a cadenza quasi quotidiana, con un bilancio che parla di una ventina di strike confermati dal 28 febbraio a oggi.
Il rischio corso dai reparti del 15esimo Stormo e il rifugio nei bunker
Da sei giorni, come confermano fonti militari raccolte da testate locali, l’aliquota del 15esimo Stormo – una quindicina di uomini in tutto – è costretta a vivere e operare all’interno dei bunker, unico schermo contro la minaccia di missili e droni che hanno già gravemente danneggiato gli alloggi e due hangar destinati agli Eurofighter Typhoon. Per i militari italiani, alcuni dei quali di origine siciliana e trevigiana, la notte del 5 marzo ha rappresentato l’ennesima prova di un conflitto che non concede tregue: le esplosioni, rilevate anche da immagini satellitari, hanno devastato i rifornimenti di carburante, sollevando una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza. Non ci sarebbero feriti tra i nostri connazionali, un dato che assume un significato quasi miracoloso considerando che nei precedenti attacchi l’area italiana era stata centrata in pieno, con la distruzione delle strutture abitative.
Il rientro a Birgi e la centralità strategica della base siciliana
Mentre il fuoco divampava nel deserto kuwaitiano, in Sicilia si completava la prima fase del ripiegamento. Un C130 dell’Aeronautica Militare è atterrato questa mattina all’aeroporto di Birgi, riportando a casa il personale evacuato dal teatro mediorientale. Per il 37esimo Stormo di Trapani, da sempre piattaforma avanzata della Nato nel Mediterraneo, l’arrivo dei colleghi dal Kuwait riporta alla luce il ruolo nevralgico di quella struttura, già mobilitata durante le crisi libiche del 2011 e oggi proiettata verso un futuro da hub internazionale per l’addestramento sugli F. I velivoli italiani dispiegati ad Ali al Salem, due F2000, non avrebbero riportato danni strutturali significativi: solo schegge, assicurano fonti qualificate, che avrebbero interessato la superficie dei caccia senza comprometterne l’operatività.
L’inasprimento del conflitto e le difese kuwaitiane in allerta
La replica di Teheran, inserita nel più ampio quadro della rappresaglia denominata “Operazione Vera Promessa 4”, ha preso di mira obiettivi militari in diversi Paesi del Golfo, ma è su Ali al Salem che si è concentrata con particolare intensità. Le difese aeree del Kuwait, già messe a dura prova nei giorni scorsi, hanno continuato a operare per intercettare quanto penetrava nello spazio aereo nazionale, in un contesto in cui le stesse infrastrutture civili della regione – dagli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi agli impianti energetici qatarioti – sono finite nel mirino. Il governo italiano, attraverso le comunicazioni del ministro Crosetto al Parlamento, ha confermato il ridispiegamento in Arabia Saudita come misura precauzionale, senza che questo configuri un ritiro definitivo dalla missione, ma piuttosto un temporaneo riequilibrio delle forze per garantirne l’incolumità.




