Usa e Russia, al via i contatti per un'intesa sul nucleare dopo la fine del New Start

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il panorama del controllo degli armamenti strategici, dopo la scadenza formale del trattato New Start, si trova in una fase di transizione delicata e fluida. Russia e Stati Uniti, come confermato dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino a seguito dell’incontro di Abu Dhabi, hanno convenuto sulla necessità di tenere al più presto nuovi colloqui sulla non proliferazione nucleare. Questa decisione, che arriva dopo anni di comunicazioni militari congelate – interrottesi nel 2021, alla vigilia dell’inizio del conflitto in Ucraina – segna un tentativo, seppur preliminare, di riattivare canali diplomatici considerati cruciali per la gestione del rischio. Le due potenze, ha sottolineato la controparte russa, hanno anche concordato di agire in modo responsabile, un impegno vago ma significativo nel deserto del dialogo lasciato dalla fine degli accordi della Guerra Fredda.

Il quadro strategico dopo la scadenza

La cornice nella quale si muovono questi tentativi di riavvicinamento è definita, in maniera inequivocabile, dalla posizione statunitense. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha infatti affermato, poche ore dopo la scadenza del New Start, che il patto è stato "mal negoziato" e "viene gravemente violato". La sua proposta, avanzata pubblicamente, è di lavorare a un nuovo trattato, migliorato e modernizzato, che possa durare a lungo e che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe includere anche Pechino. Questa visione, che sposta radicalmente l’asse del negoziato dal bilaterale al trilaterale, rappresenta un ostacolo di non poco conto per la definizione di un quadro normativo stabile nel breve periodo, nonostante la disponibilità di Mosca a discutere una proroga.

La gestione del rischio e i colloqui informali

Proprio la complessità di giungere rapidamente a un accordo formale e di ampio respiro spiega il lavoro, parallelo e meno visibile, per costruire un’intesa informale. Washington e Mosca, infatti, stanno cercando di definire una serie di impegni volti a continuare a rispettare i limiti sugli arsenali nucleari, anche in assenza di un trattato in vigore. Si tratta di una soluzione tampone, nata dalla consapevolezza che, in un momento di volatilità strategica come l’attuale, qualsiasi vuoto di comunicazione e trasparenza aumenta esponenzialmente il pericolo di incomprensioni catastrofiche. La ripresa dei contatti militari, decisa proprio ad Abu Dhabi, va inserita in questa logica: non è un segnale di distensione politica, quanto piuttosto uno strumento tecnico per la prevenzione delle escalation.

Le prospettive immediate e gli ostacoli

Il percorso verso un nuovo equilibrio, pertanto, si biforca. Da un lato procede, faticosamente, il dialogo diplomatico per gettare le basi di un futuro trattato, un negoziato che dovrà necessariamente affrontare la questione dell’inclusione della Cina e di nuovi sistemi d’arma non coperti dagli accordi precedenti. Dall’altro, si consolida la necessità di un modus operandi transitorio, basato su garanzie reciproche e sulla ripresa di pratiche di verifica e notifica, le quali, sebbene non vincolanti a livello di diritto internazionale, servono a mantenere un minimo di prevedibilità operativa. La posta in gioco, come dimostrano decenni di storia della sicurezza globale, è troppo alta per lasciare che il dialogo si interrompa del tutto, anche quando le posizioni politiche appaiono distanti e le relazioni bilaterali sono ai minimi storici.

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