La cortina nucleare si squarcia, il New Start è storia
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Redazione Esteri
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Con il silenzio scattato alla mezzanotte fra il 4 e il 5 febbraio, l'ultimo baluardo giuridico che imbrigliava gli arsenali strategici di Washington e Mosca si è dissolto, riportando il pianeta in un territorio inesplorato e pericoloso dal punto di vista strategico. Il New Start, siglato a Praga nel 2010 in un clima di distensione – seppur fragile – tra l'allora presidente statunitense Barack Obama e il suo omologo russo Dmitrij Medvedev, aveva ereditato lo spirito dei precedenti negoziati per il disarmo, prolungando nel 2021 la sua validità per un quinquennio grazie a un'intesa tra Vladimir Putin e Joe Biden. L'accordo, che costituiva un pilastro della sicurezza collettiva, imponeva limiti precisi e verificabili: non più di 1.600 vettori strategici schierati, tra missili e bombardieri, e un tetto massimo di 6.000 testate nucleari per ciascuna delle due superpotenze, segnando una riduzione significativa rispetto ai patti precedenti.
Un vuoto che risuona a livello globale
La sua fine, ampiamente anticipata dalle tensioni internazionali, non è una mera formalità diplomatica ma un evento gravido di conseguenze, poiché segna la prima volta in oltre cinquant'anni che Stati Uniti e Russia, che insieme posseggono più dell'ottanta per cento del totale globale delle armi atomiche, operano senza alcun vincolo giuridico reciproco sulla quantità e la tipologia degli armamenti strategici. António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha definito la situazione un "momento grave per la pace e la sicurezza internazionale", sollecitando con urgenza un ritorno al tavolo negoziale. La preoccupazione, del resto, non nasce dall'oggi al domani: il trattato, pur formalmente in vigore, aveva progressivamente perso sostanza e funzione, svuotato dalla reciproca sospensione delle ispezioni sul campo e dal deteriorarsi dei rapporti bilaterali, elementi che ne minavano il cuore operativo, basato sulla trasparenza e sulla fiducia.
La "nuova realtà" e l'assenza di garanzie
In assenza di quel quadro normativo, che fungeva da argine simbolico e concreto, la dinamica strategica rischia di ridursi a un calcolo puramente militare, privo dei freni e dei contrappesi che, per decenni, hanno scongiurato l'escalation. Mosca, da parte sua, ha già iniziato a parlare di una "nuova realtà", una terminologia che riflette l'intenzione di procedere senza i lacci di un accordo percepito, nelle ultime fasi, più come un retaggio del passato che come uno strumento utile per il presente. La fine del New Start, dunque, non rappresenta un punto di arrivo ma l'inizio di una fase incerta, dove le uniche certezze sono l'assenza di limiti concordati e la fine di un sistema di verifiche incrociate che, sebbene imperfetto, offriva un grado di prevedibilità e stabilità alla corsa agli armamenti.
Il futuro senza mappe di navigazione
Il panorama che si delinea è quello di un'era in cui le due maggiori potenze nucleari possono potenzialmente sviluppare, schierare e modernizzare i propri arsenali senza doverne rendere conto all'altra parte, in un contesto internazionale già segnato da conflitti e frizioni. La scadenza, giudicata da molti analisti come arrivata nel "peggior momento possibile", lascia la comunità internazionale senza quelle garanzie minime che, per trent'anni, hanno costituito la base della non proliferazione strategica. Mentre i riflettori si accendono su questo vuoto, la domanda che resta sospesa non riguarda più la possibile proroga di un trattato ormai estinto, ma la volontà politica di Washington e Mosca di tracciare, in un futuro prossimo, nuove e solide regole del gioco per evitare un ritorno alla logica della deterrenza illimitata e incontrollata.




