Scade il New Start, il trattato nucleare che ha tenuto a freno gli arsenali mondiali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con lo scadere del trattato New Start, siglato nel 2010 e già prorogato cinque anni fa, si è dissolta l'ultima architrave giuridica del controllo degli armamenti strategici, lasciando la scena internazionale, per la prima volta in decenni, priva di un sistema verificabile di limitazione e ispezione degli arsenali atomici. Il patto, che vincolava le due maggiori potenze nucleari, si è dunque spento senza che a una sua formale cessazione seguisse un rinnovo, gettando un'ombra lunga sull'intero equilibrio geopolitico globale, già profondamente segnato dal conflitto in Ucraina. L'assenza di un quadro pattizio, infatti, non si limita a sollevare interrogativi sulla futura corsa agli armamenti, ma amplifica le incertezze in un momento in cui i canali diplomatici appaiono fortemente compromessi, come dimostrano i negoziati di Abu Dhabi dove, oltre alla situazione bellica, si è discusso anche del destino del trattato ormai defunto.

Una finestra di sei mesi sulla buona fede

Sebbene il trattato sia tecnicamente scaduto, le parti, secondo indiscrezioni diffuse da alcuni organi di informazione, avrebbero trovato un'intesa informale per continuare a rispettarne i termini fondamentali per un periodo di sei mesi, durante i quali proseguiranno le discussioni per un suo eventuale rimpiazzo. Questa sorta di "tempo supplementare", che si regge più sulla volontà politica che su un accordo sancito, rappresenta una fragile tregua strategica, affidata interamente alla buona fede reciproca e alla calcolata prudenza dei due rivali. Una dinamica, questa, che rende ogni sviluppo successivo estremamente volatile, poiché la mancanza di ispezioni on-site e di meccanismi di verifica trasparenti priva la comunità internazionale di quegli strumenti di garanzia che, in passato, hanno prevenuto fraintendimenti potenzialmente catastrofici.

La posizione di Washington e lo stallo negoziale

Dalla Casa Bianca, tuttavia, sono giunte voci che smorzano ogni entusiasmo prematuro sulla solidità di questo accordo di fatto. La portavoce Karoline Leavitt, interpellata durante un incontro con i giornalisti, ha dichiarato di non essere "a conoscenza" di un qualsiasi patto temporaneo volto a rispettare i limiti del New Start, pur senza negare che i negoziati per trovare un sostituto siano effettivamente in corso. Tale presa di distanza, peraltro non smentita da Mosca, lascia intendere come la strada per un'intesa nuova e duratura sia ancora irta di ostacoli, complicata dall'atteggiamento dell'amministrazione Trump, la quale ha più volte espresso la necessità di un "accordo migliore" che includa, nella discussione sulla limitazione degli armamenti, altre potenze emergenti il cui potenziale nucleare non è al momento regolato da trattati bilaterali.

Il nodo geopolitico e il futuro incerto

L'impasse sul New Start, del resto, non è un fatto isolato ma riflette una frattura più profonda nell'architettura della sicurezza globale, dove la classica logica bipolare lascia il posto a un sistema multipolare e molto più instabile. La sfida, oggi, non consiste soltanto nel far ripartire il dialogo tra Washington e Mosca, già di per sé complesso, ma nell'ideare un meccanismo di controllo che possa in qualche modo coinvolgere attori fino ad ora estranei a questi vincoli. La scadenza del trattato, pertanto, segna la fine di un'epoca e l'inizio di una fase di pura incertezza strategica, nella quale gli unici freni alla proliferazione e all'espansione quantitativa degli arsenali rischiano di essere soltanto la deterrenza reciproca e il calcolo politico, strumenti notoriamente fragili in tempi di crisi acuta.

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