Scade il trattato New Start, mentre a Washington si negozia sul futuro del controllo nucleare
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Redazione Esteri
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Il trattato New Start, pilastro del disarmo strategico fra Stati Uniti e Russia, ha ufficialmente cessato di esistere alla scadenza naturale prevista, lasciando un vuoto giuridico e operativo che, per la prima volta in decenni, priva le due maggiori potenze atomiche di un quadro verificabile di limitazione degli arsenali. La firma del 2010, già prorogata una volta, non è stata rinnovata, nonostante i colloqui in corso da mesi; una situazione che, sebbene non immediatamente catastrofica, solleva interrogativi profondi sulla stabilità strategica globale nel medio periodo, soprattutto alla luce delle tensioni internazionali mai sopite.
La finestra dei sei mesi e le parole della Casa Bianca
Secondo quanto trapelato da fonti di stampa e non ufficialmente confermato, le parti avrebbero tuttavia trovato un’intesa di principio per osservare, in una sorta di "tempo supplementare" di sei mesi, i limiti imposti dal patto scaduto, mentre i negoziati per un suo sostituto proseguono. Una tregua di fatto, fondata sulla reciproca convenienza a non innescare una corsa agli armamenti dichiarata e sulla necessità di mantenere un minimo di prevedibilità. Tuttavia, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha precisato, in una conferenza stampa, di non essere "a conoscenza" di un simile accordo temporaneo, gettando un velo di ufficiale cautela su indiscrezioni che, se vere, delineerebbero uno scenario di transizione negoziata.
Il nodo politico e il contesto geopolitico
La posizione dell’amministrazione Trump, che ha sempre criticato il New Start definendolo "asimmetrico" e auspicando un accordo "migliore" che includa anche la Cina, rimane un fattore determinante. La complessità di un negoziato trilaterale, considerata da molti osservatori una prospettiva remota, non fa che allungare i tempi e alimentare l’incertezza. Intanto, il dialogo procede su binari paralleli, come dimostrato dai recenti colloqui di Abu Dhabi dove, fra gli altri temi, si è discusso proprio del futuro della non proliferazione, un tema che, in assenza di trattati vincolanti, si regge sempre più sulla mera buona fede delle parti, elemento notoriamente volatile in diplomazia.
Le implicazioni per la sicurezza internazionale
La fine formale del trattato comporta, in via immediata, la sospensione delle ispezioni reciproche sulle installazioni militari, privando così Mosca e Washington di uno strumento cruciale di verifica e trasparenza. Senza quel sistema di controlli incrociati, qualsiasi valutazione sulle capacità avversarie diventa più dipendente dai servizi di intelligence, con tutti i margini di errore e fraintendimento che ne possono conseguire. Se da un lato gli arsenali non muteranno dall’oggi al domani, dall’altro viene meno un argine simbolico e concreto, un linguaggio comune che, pur fra mille attriti, aveva garantito un livello minimo di comunicazione e rispetto di regole condivise in un settore di vitale importanza.




