Scade il trattato New Start, si riapre l'incubo nucleare
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Redazione Esteri
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Mentre l'orologio segna l'avvicinarsi della scadenza del New Start, l'ultimo baluardo formale sul controllo degli armamenti strategici tra Stati Uniti e Russia, l'atmosfera internazionale si carica di una tensione palpabile, che rimanda ad epoche del passato che si credevano ormai archiviate. Il portavoce del Cremlino, nel lanciare l'allarme su una situazione destinata a farsi «più pericolosa di quella attuale», ha di fatto certificato uno stallo diplomatico dalle conseguenze imprevedibili, ponendo fine a quell'unico, fondamentale, strumento di verifica reciproca che, seppur tra mille difficoltà, ha retto per anni. L'assenza di un nuovo accordo, o di una semplice proroga, non implica di per sé un'immediata corsa al riarmo, ma elimina ogni trasparenza sugli arsenali delle due maggiori potenze nucleari al mondo, creando un vuoto di fiducia nel quale possono attecchire fraintendimenti e calcoli errati, con esiti potenzialmente catastrofici.
Le radici di un fallimento annunciato
Firmato nel 2010 ed entrato in vigore nel 2011, il New Strategic Arms Reduction Treaty imponeva a Washington e Mosca precisi limiti numerici: non più di 1550 testate nucleari strategiche schierate e 800 tra vettori intercontinentali e bombardieri pesanti per ciascuna delle due parti. Il suo vero pilastro, tuttavia, era il sistema di ispezioni e di scambio di dati, sospeso dalla Russia già nel 2022 sull'onda delle tensioni legate al conflitto in Ucraina, un preludio che molti analisti interpretarono come il segnale di una volontà di disimpegno. L'amministrazione dell'attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è detta più volte disponibile a negoziati, accusando però pubblicamente Mosca di non agire in buona fede e di aver violato lo spirito del patto, mentre dall'altra parte le richieste russe, percepite come pretestuose, hanno reso ogni tentativo di dialogo sostanzialmente sterile.
Le voci che chiedono prudenza
Al di là delle contese geopolitiche, voci autorevoli si sono levate per scongiurare quello che appare come un pericoloso passo indietro per la sicurezza globale. L'arcivescovo presidente della Conferenza episcopale statunitense ha definito «semplicemente inaccettabile» la prospettiva della scadenza in un contesto mondiale già segnato da conflitti come quello in Ucraina, sottolineando come la comunità internazionale abbia invece bisogno di «coraggio per perseguire una pace autentica». Un appello che riecheggia, con toni simili, le parole del Pontefice, il quale ha più volte messo in guardia dai rischi di una nuova corsa agli armamenti, definendo il New Start un «passo significativo» da non abbandonare, poiché la pace è un «patrimonio di tutti» da proteggere con determinazione.
Il futuro in un vuoto giuridico
Con la mezzanotte del 5 febbraio, quindi, il mondo si ritroverà per la prima volta dopo decenni senza un trattato attivo che regoli e controlli direttamente il più formidabile e distruttivo arsenale bellico del pianeta. Questo scenario, come riportato da agenzie di stampa internazionali, non comporta automaticamente l'aumento del numero di testate, ma rende opache le rispettive posture strategiche, alimentando una pericolosa dinamica di sospetto. Senza meccanismi di verifica, ogni esercitazione, ogni spostamento di mezzi, potrà essere interpretato in modo ostile, innalzando il livello di rischio in modo silenzioso ma costante. La cronaca nera, purtroppo, ha insegnato che spesso sono proprio le incomprensioni, gli errori di valutazione in situazioni di alta tensione, a innescare tragedie dalle proporzioni immani, un principio che, applicato alla sfera nucleare, assume contorni apocalittici.




