Nucleare, Russia e Usa cercano un'intesa dopo la fine del New Start

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A margine di un confronto globale segnato da tensioni persistenti, come dimostrano i tragici eventi di cronaca nera che vedono coinvolti civili in scenari bellici, le diplomazie di Mosca e Washington hanno trovato, ad Abu Dhabi, un minimo comune denominatore. I due paesi, che sotto la presidenza di Donald Trump hanno riaccentuato le divergenze strategiche, hanno convenuto sulla necessità di avviare al più presto nuovi colloqui sulla non proliferazione nucleare. Una dichiarazione, quella resa nota dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov e ripresa dalle agenzie russe, che suona come un tentativo di arginare le conseguenze di un vuoto pericoloso: la scadenza, ormai definitiva, del trattato New Start. Lo stesso strumento, siglato nel 2011 con l'obiettivo di regolare e limitare gli arsenali strategici, che gli Stati Uniti hanno recentemente criticato, giudicandolo ormai inadeguato a gestire le complessità del panorama attuale.

Un'architettura ambiziosa superata dagli eventi

L'accordo, nato in un'epoca in cui il bilaterale dialogo strategico sembrava l'unica strada percorribile, si è rivelato col tempo un residuo di un mondo che non esiste più. La sua architettura, sebbene ambiziosa per i tempi in cui fu concepita, non ha retto all'emergere di nuovi attori globali e al riaccendersi di conflitti che hanno riportato la guerra nel cuore dell'Europa. Mentre si consumavano, con bombardamenti a tappeto sui centri urbani, tragedie dalle conseguenze immani, il quadro giuridico per il controllo degli armamenti più potenti veniva meno, lasciando spazio a una pericolosa incertezza. In questo contesto, Peskov ha voluto rimarcare che entrambe le potenze hanno concordato di agire, comunque, in maniera responsabile, una formula diplomatica che cerca di instillare un barlume di fiducia in un dialogo reso fragile da reciproci sospetti.

La proposta di allargare il tavolo e le condizioni russe

La volontà statunitense, emersa con chiarezza, è quella di non limitarsi a un negoziato a due. Washington, infatti, propone di ampliare il tavolo delle trattative includendo la Cina, nella consapevolezza che qualsiasi futuro accordo sulla stabilizzazione degli arsenali non possa prescindere da Pechino. Una mossa che Mosca non rifiuta a priori, ma alla quale pone una condizione precisa: l'allargamento, sostengono i russi, deve essere simmetrico e coinvolgere non solo la Cina, ma anche gli alleati nucleari della Nato. Una posizione che, di fatto, mira a ribilanciare il peso negoziale e a riconoscere esplicitamente la fine dell'era del bipolarismo esclusivo, trasformando un dialogo riservato in un confronto plurale e molto più intricato da gestire.

Il silenzio sui negoziati e la ricerca di nuove basi

Parallelamente a queste dichiarazioni di intenti, altri colloqui di natura trilaterale, che coinvolgono anche l'Ucraina, procedono senza clamore e in un silenzio operoso, come riferito dal capo-delegazione di Kiev che li ha definiti sostanziali. Un silenzio che non può, però, nascondere la portata della svolta in atto. La fine del New Start segna il tramonto di un'epoca e impone la ricerca di nuove basi per la sicurezza collettiva, in un mondo dove la minaccia atomica, dopo anni di relativo oblio, è tornata a essere uno spettro concreto. La strada per un nuovo quadro di controllo è ancora tutta da tracciare e passa inevitabilmente attraverso la capacità delle maggiori potenze di trovare, nonostante tutto, un linguaggio comune.

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