Terza serata di Sanremo, tra il duetto che incanta e il peso di certe presenze

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Che la terza serata del Festival di Sanremo, quella andata in onda giovedì 26 febbraio, fosse chiamata a un compito non facile era chiaro a tutti, dopo due giorni di un racconto televisivo che aveva oscillato tra il lezioso e il semplicemente dimenticabile; eppure, nonostante qualche ombra, l’Ariston ha trovato la sua scossa, regalando momenti di vera musica e sollevando, quasi involontariamente, qualche interrogativo sul modo di intendere l’ospitalità e l’immagine internazionale in questo 2026 -2-6.

L’apice della serata, e lo si può affermare senza timore di smentita, è coinciso con l’ingresso sul palco di Alicia Keys. La superstar americana, chiamata per un duetto con Eros Ramazzotti, ha letteralmente riempito il teatro con una presenza scenica che trascende la semplice esibizione canora. Il momento clou è stato quando, dopo aver intonato con Ramazzotti “L’Aurora” – non senza un piccolo intoppo tecnico iniziale prontamente risolto con una battuta del cantante italiano (“il bello della diretta”) – si è seduta al pianoforte per un suo momento solista -3-8. Lì, con una naturalezza che solo le grandi artiste possiedono, ha trasformato il suo classico “Empire State of Mind” in un personale omaggio alla città dei fiori, canticchiando “Here in Sanremo” e scatenando l’entusiasmo della platea -8. Un gesto semplice, elegante, che ha testimoniato una capacità di adattamento e una sensibilità rara, rendendo l’esibizione storica, da pelle d’oca, come qualcuno l’ha già definita. Ramazzotti, dal canto suo, aveva poco prima ripercorso i suoi quarant’anni dalla vittoria con “Adesso tu”, introdotto da un video di Pippo Baudo, a suggellare un momento di continuità generazionale e di qualità della canzone italiana.

Tra look western e silenzi geopolitici, l’altra faccia della ribalta

Se la musica ha offerto un contributo di alto profilo, il contorno della serata ha mostrato alcune crepe, o per lo meno delle scelte di messa in scena che hanno lasciato perplessi. Dopo i cappelli da cowboy di J-Ax e Max Pezzali – quest’ultimo in collegamento dalla Costa Toscana per la sua “serata Western” – si è avuta la sensazione di un’allusione a un certo soft power americano, un mood un po’ artefatto che ha fatto da cornice a un altro tema, ben più delicato -4. La presenza di Irina Shayk come co-conduttrice, accanto a Carlo Conti e Laura Pausini, ha infatti portato all’Ariston un’eco di quei complessi equilibri internazionali che la cronaca ci consegna ogni giorno -2-6.

La top model russa, una delle poche vere star globali della serata insieme alla Keys, è stata relegata suo malgrado a un ruolo di pura comparsa, una sorta di statua greca incaricata di leggere due righe da un cartellino e di sfilare con abiti firmati. Questo trattamento, che ha sacrificato la sua possibile verve sull’altare di una regia guardinga, è parso ancor più stridente se rapportato al silenzio politico che la stessa Shayk ha mantenuto. Nelle conferenze stampa, incalzata sul conflitto ucraino e sul ruolo del suo paese, ha risposto con un perentorio “non voglio fare commenti politici”, limitandosi a un generico appello alla pace e provocando l’ironia di Gianluca Gazzoli -5. Che ci si aspettasse una sua presa di posizione o che si accetti il diritto al non-commento per una professionista dello spettacolo, resta il fatto che la sua figura è apparsa svuotata di qualsiasi sostanza, un soprammobile di lusso in un contesto che, proprio quella sera, celebrava invece l’arte senza filtri di Alicia Keys.

Omaggi, premi e la musica che (finalmente) torna al centro

La terza serata ha visto anche la proclamazione del vincitore delle Nuove Proposte, Nicolò Filippucci con il brano “Laguna”, che ha avuto la meglio su Angelica Bove, alla quale sono andati comunque i prestigiosi riconoscimenti della critica intitolati a Mia Martini e Lucio Dalla, a testimonianza di un talento che la giuria di qualità ha voluto premiare -10. Ma al di là della gara, è stato il momento dedicato a Mogol a riscaldare il cuore degli appassionati. Il paroliere, a pochi mesi dai novant’anni, ha ricevuto un premio alla carriera che ha idealmente ripercorso le 1776 canzoni depositate e i milioni di dischi venduti, in un’atmosfera di commossa gratitudine -8.

Laura Pausini, instancabile co-conduttrice, ha invece avuto il compito di affrontare temi delicati, come il bullismo, attraverso la testimonianza di Paolo Sarullo, il ragazzo rimasto tetraplegico dopo un’aggressione -3-6. E lo ha fatto anche con la musica, interpretando “Heal the World” di Michael Jackson insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano, un messaggio universale di pace che, in una serata segnata dal confronto, anche solo implicito, tra diversi modi di stare al mondo, ha suonato come un necessario e sincero abbraccio collettivo -3.

keywords: Sanremo 2026, terza serata, Alicia Keys, Eros Ramazzotti, Irina Shayk description: La terza serata di Sanremo 2026 vive del duetto emozionante tra Alicia Keys ed Eros Ramazzotti. Spazio anche a Irina Shayk, tra look e silenzi politici, e al premio alla carriera a Mogol.

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