Cacciari contro Giuli: la polemica sull’egemonia culturale e il nodo dei fondi al cinema

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La disputa tra il filosofo Massimo Cacciari e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha riacceso il dibattito sul presunto dominio culturale della sinistra, una tesi che l’ex sindaco di Venezia ha definito "una balla infondata". Le scintille sono scattate dopo le dichiarazioni di Giuli durante un’iniziativa di Fratelli d’Italia, dove, rispondendo alle critiche di Geppi Cucciari e Elio Germano, ha sostenuto che la sinistra, dopo aver perso i suoi intellettuali, si sia affidata prima agli influencer e ora ai comici. "Ai giullari piace sempre il denaro del Principe", ha aggiunto, in un’allusione polemica ai finanziamenti pubblici.

La querelle, nata sul cinema, rischia di allargarsi, toccando il tema più spinoso dei soldi. Da una parte, c’è chi vorrebbe mantenere il sistema degli aiuti statali così come strutturato negli anni del ministro Franceschini, con sgravi e fondi a pioggia; dall’altra, chi contesta l’eccesso di risorse destinate a opere che spesso non raggiungono nemmeno le sale. "Un assegno è per sempre se pagano i cittadini", è l’amara ironia di chi vede in questo meccanismo un circolo vizioso.

Il cinema italiano, come quello di altri Paesi non hollywoodiani, ha sempre avuto bisogno di sostegno pubblico per sopravvivere e produrre contenuti culturalmente rilevanti. Il problema, però, sorge quando i finanziamenti finiscono per alimentare un sistema autoreferenziale, dove anche i film dei "ribelli" – come quelli di Germano – beneficiano di quel denaro che pure viene contestato.

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